“Piano” greco per salvare capra e cavoli

"Piano" greco per salvare capra e cavoli

L’evoluzione del rapporto tra Grecia ed Unioe Europea, comunque la si pensi, è decisivo per capire fino a che punto la struttura comunitaria disegnata dai trattati, ma orientata dalla Germania, sia anche solo minimanete “riformabile” oppure no.

Passata la nottata della scadenza del 28 febbraio, con la proroga del “programma di aiuti” per altri quattro mesi, il nuovo governo greco è ora davanti a un’altra sfida: presentare un “piano” di interventi che possa tranquillizzare l’elettorato sulle intenzioni riformiste dell’esecutivo Tsipras e al tempo stesso ottenere il via libera dai cerberi dell’Eurogruppo, con in testa i soliti Schaeuble e Dijsselbloem, fiancheggiati però da Piigs sotto elezioni come Spagna e Portogallo.

L’obiettivo immediato è più pratico: convincere l’Europa a versare immediatamente una parte della cifra residua del secondo “piano di salvataggio”, evitando un default tecnico di fronte agli impegni finanziari delle prossime ore. Per affrontare intanto l’emergenza, secndo voci incontrollabili, il governo avrebbe intanto messo mano alle riserve di fondi pensione e di altri enti statali per approvvigionarsi di liquidità, anche attraverso prestiti ‘pronti contro termine’ a 15 giorni. Operazioni di brevissima durata che non passano sotto la lente dell’Eurogruppo se non altro per la rapidità e la brevissima durata.

A Bruxelles, dopo un’altra rissa di dichiarazioni opposte, sembra momentaneamente accantonata l’ipotesi di un terzo “pian di salvataggio”, da far entrare in azione a luglio, una volta scaduta la proroga del secondo. Ma non è un segreto che ora l’Unione vuole “vedere fatti concreti”, ossia azioni incisive sui conti e possibilmente “riforme” del tipo che indica per tutti: tagli alla spea pubblica, privatizzazioni, ecc.

Su questo fronte passa la linea sottile tra la resistenza ellenica fondata sull’”ambiguità creativa” di Varoufakis & co (prendere impegni generici e preparare misure concrete non gradite a Bruxelles) e la volontà di potenza di Berlino e della Troika, che hanno bisogno di rimettere il prima possibile “i ribelli” sotto stretto controllo. Per il momento, l’arma principale di ricatto sono i 7,2 miliardi dell’ultima tranche del vecchio “piano”, ancora non erogata.

Il governo greco ha quindi preparato un “piano” in sei punti per tenere insieme misure di contenimento dell’”emergenza umanitaria” interna e una razionalizzazione del sistema fiscale (la Ue si attende qui una stretta alle esenzioni, mentre Atene punta su lotta all’evasione e alla corruzione), accompagnata da un intervento sui debiti verso l’amministrazione (anche qui chamata in causa una maggiore “fedeltà fiscale” di cittadini abituati a tenere in non cale gli obblighi sulle tasse).

Messi da parte, per il momento, i temi su cui lo scontro tra Atene e Bruxelles sarebbe frontale: privatizzazioni, pensioni, liberalizzazioni, licenziamenti. Ovvero l’ideale delle “riforme” secondo Ue, Fmi e Bce.

E dentro, invece, punti che sono fumo negli occhi per i cultori dell’austerità: elettricità gratuita nella prima casa, indennità di affitto e sussidi alimentare per le famiglie piùpovere (calcolate in circa 300.000). Il problema, ovviamente, è costituito dalle “coperture finanziarie”, che Bruxelles vorrebbe affidate a cifre certe anziché aleatorie come quelle derivanti dalla “lotta all’evasione”.

Dietro l’angolo tra le scadenze finanziarie, il rimborso di 1,5 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, di cui 300 milioni da versare già domani.

Molto dipende dalle scelte operative della Bce, riunita a Cipro e accolta da una forte manifestazione di protesta. Se Draghi dovesse accogliere la richiesta di Varoufakis – sbloccare subito i due miliardi di profitti realizzati con l’acquisto dei bond ellenici – allora ci potrebbe essere “fiato” sufficiente. Ma è abbastanza difficile. Anche per quanto riguarda l’accesso delle banche greche ai rifinanziamenti diretti (bloccato dal 4 febbraio), sembra ormai certo che la Bce attenderà il parere dell’Eurogruppo, che deve “certificare” che Atene sta completando con successo l’ultimo giro di “esami” del salvataggio in corso.

Ricatti, sottigliezze, furbizie e controricatti. Se hai scelto la strada del “basta con l’austerità, ma dentro l’Unione Europea”, questo è il percorso ad ostacoli che ti tocca affrontare. Sapendo che se cadi sei finito…

 

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