“Donbass, la solidarietà può crescere ma dipende da una informazione adeguata”. Intervista ad una studentessa ucraina in Italia

Veronica Yukhnina è una studentessa che studia in Italia e che è impegnata nel costruire una rete di sostegno al Donbass antinazista. In questi giorni è in Italia alle prese con il programma che porterà il Comitato per il Donbass antinazista dall’Italia in quelle zone a maggio quando si apriranno le celebrazioni per la vittoria contro Hitler. Controlacrisi ha incontrato Veronica per un intervista che serva a descrivere, ed aiutarci a comprendere, la realtà che stanno vivendo milioni di persone in questi mesi.

Qual è la situazione in Ucraina in questo periodo?
Posso parlare per ciò che ho visto nelle mie visite a Kharkov, che è la mia città. Kharkov ha un milione e mezzo di abitanti ed è la seconda città dell’Ucraina dopo Kiev. Qui c’è stata una forte reazione alla politica del governo ucraino. C’è stato un numero record di arresti. E una forte persecuzione nei confronti di chi si è opposto. C’è stata perfino l’occupazione del palazzo dell’amministrazione e l’assalto al monumento di Lenin commissionato dal governo dell’Ucraina. La reltà di Kharkov è abbastanza polarizzata. La maggior parte dei miei amici si è schierata con Kiev, rimanendo contagiati dalla follia della propaganda nazista. All’improvviso sono diventati intrattabili e aggressivi. Il classico comportamento di una persona invasata.

Con quali promesse sono stati convinti i giovani?

La promessa era quella di poter entrare in Europa con lavoro pronto e stipendi altissimi e livelli di vita pari a quello tedesco. In più la possibilità di viaggiare senza visti. La propaganda del governo di Kiev ha sempre parlato di non meglio identificati valori europei, messi in contrapposizione con quelli russi, che sono quelli che appartengono alla nostra storia, invece, e rappresentano le nostre radici. Un sistema antitetico, presentato con terrore e paura del ritorno addirittura alla vecchia Unione sovietica.

E invece, nel concreto, cosa comportava l’adesione all’Europa?
L’accordo per un prestito di 17 miliardi di euro per “risanare l’economia” ucraina era già di Yanukovic, con condizioni molto pesanti tipo il taglio fortissimo ai sussidi verso i soggetti deboli, privatizzazione delle miniere, tagli al settore della pubblica amministrazione e alla ricerca scientifica, e alla sanità. Senza parlare degli interventi sul sistema bancario e l’azzeramento dei controlli sui prezzi. Ad un certo punto Yanukovic sembra avere qualche dubbio. E il fronte nazista sfrutta l’esitazione di Yanukovic a firmare questo accordo oneroso. E il conflitto che nasce viene strumentalizzato per far passare il messaggio del rifiuto dell’integrazione con l’Europa favore dell’integrazione con la Russia.

Quanto c’entra l’ideologia nazista con Kiev?
Io non chiamerei quello di Kiev governo nazista ma filonazista. E cioè un governo fatto da oligarchi che sfruttano il fenomeno del nazismo a proprio favore. Noi sappiamo che i battaglioni nazisti formati nel Maidan per frenare la rivolta stanno criticando oggi Kiev. Criticano il modo in cui viene condotta la guerra. Il pericolo di continuare ad avere relazioni con la Russia viene inquadrato come una colpa delle popolazioni del Donbass. Ma la realtà è che tutta la società del Donbass è legata a doppio filo alla Russia, soprattutto per quanto riguarda il tessuto economico. La popolazione del Donbass si è vista negare non solo l’identità culturale ma si è aperto di fatto il pericolo di un grave colpo all’economia, molto legata a quella russa.

La repressione è stata dura?

Il popolo del Donbass ha sperato che dopo il referendum tutto si appianasse, in forza dell’espressione della volontà del popolo. E in caso di difficoltà Putin sarebbe intervenuto. Al referendum Kiev ha risposto con le bombe, a Slavyansk. Ed allora è scattata la rivolta di massa, con l’armento di un numero sempre più grande di volontari locali ed esteri, mentre l’intervento dell’esercito di Putin non è mai avvenuto.

La ribellione popolare ora a che punto è?
A Lugansk c’è una repubblica popolare, in realtà una organizzazione amministrativa, non riconosciuta integralmente da tutti i ribelli. E’ criticata per esempio dai Cosacchi perché ci vedono una mano delle autorità russe, intente a moderare il movimento popolare. Politicamente i Cosacchi non prendono una posizione attiva ma criticano moltissimo la nuova formazione amministrativa. Non vogliono rimanere nei confini odierni e vorrebbero allargarsi alla grande Novorossia, che per la maggior parte è in mano a Kiev. Io stessa ho fatto delle interviste ai militari. Loro dicono “non andiamo via da questa terra finché la nostra battaglia per la liberazione della Grande Novorossia non sarà vinta”. E qualcuno ci ha aggiunto anche “terra socialista”.

C’è difficoltà a creare una federazione tra tutte queste realtà di rivolta contro Kiev?
Il punto è lo spezzettamento del territorio. In Crimea, la popolazione sta passando un periodo di travaglio, non in tutto facile. Di fatto è tagliata fuori dai rifornimenti con la chiusura dei confini. Comunque la Russia ha portato molto conforto da un punto di vista materiale, soprattutto nel settore sociale. Ma non c’è una possibilità reale secondo me di mettere insieme tutti questi pezzi del territorio. Ad Odessa c’è maggiore fermento.

Cosa pensi della solidarietà scattata in Italia?

Nel Donbass i più informati sanno benissimo che tra i paesi dell’Europa i più schierati sono gli italiani. Comunque la solidarietà materiale è piuttosto difficoltosa, a causa delle difficoltà dei trasporti verso il Donbass, bisogna fare un giro largo arrivando dalla Russia. Credo che la resistenza al fascismo abbia contato nello stabilire questo legame. Gli italiani hanno riconosciuto meglio di altri il pericolo della minaccia nazista. Esiste, anche perché è alimentata e finanziata dagli Usa. Anche per il miliziano del Donbass il nazismo, come in Italia, è quello che deriva dalla tragedia della seconda guerra mondiale.

I comunisti cosa stanno facendo…

La situazione è variegata. I dirigenti del partito comunista ucraino cercano di dialogare con il nuovo regime di Kiev, le sezioni periferiche, sopratutto quelle dell’est, hanno una posizione radicale di protesta. Il partito è stato espulso dal Parlamento di Kiev. Poi, alcune personalità importanti hanno appoggiato i ribelli, e altri no. Nella regione di Lugansk il partito comunista aveva negli anni una percentuale tra il 35% e il 25%. Gli esponenti sono molto vicini al popolo. Per quello che ho visto, nel movimento di liberazione dei miliziani c’è uno spirito di sinistra. Anche tra gli stessi Cosacchi, in molti casi. L’opera dei comunisti è quella di usare le piccole pause tra un bombardamento e l’altro di svolgere un lavoro di unificazione, grazie alla struttura del partito comunista che è rimasta ancora intatta. Sono molto impegnati nella distribuzione degli aiuti umanitari, tantissimi combattono sul fronte. Per adesso però i partiti oltre a quello ufficiale del governo di Lugansk possono esistere solo come associazioni. Si sta lavorando molto per guadagnare la fiducia dei cittadini ed entrare nelle amministrazioni comunali per creare a partire dai bassi, dalle periferie, un forte blocco di sinistra, che all’arrivo della pace potrà competere nelle elezioni con il partito di Plotnizkij , capo del governo della repubblica.

Quale futuro per la solidarietà italiana?

Tornerò nel Donbass per studiare la situazione. E ho in programma di pubblicare i miei appunti di viaggio. La solidarietà potrebbe crescere ma dipende dall’informazione adeguata. Mi piace molto il progetto della Banda Bassotti con il concerto del 9 maggio, per la ricorrenza antinazista. Vediamo se si riesce a fare un forum internazionale di sinistra. Vi parteciperanno quelli della carovana e le forze di sinistra locali. La carovana entrerà dalla Russia. I compagni lì ci sperano. Credono molto in questo spirito internazionale. Non vogliono molto avere a che fare con il partito comunista russo ed ucraino. Se si sentono supportati è una grande risorsa per loro.

Un appello al popolo italiano? 
Cercare di non giudicare dalle prime informazioni che passano. La linea del Governo è ancora in chiave di vedere l’esito di “Maidan” come una svolta verso la democrazia e non come uno spettacolo messo in scena dalla NATO ed EU, con l’aiuto delle forze nazionaliste ucraine, sponsorizzate da loro da anni, per destabilizzare la situazione dentro il paese e con questo il suo rapporto con la Russia. Diciamolo, dai tempi della guerra fredda contro l’URSS, quando ad essere sponsorizzato dal SIS, CIA, e persino dal SIFAR italiano era Bandera con e la sua OUN (Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini) da cui prendono radici i nazionalisti ucraini di oggi. Vanno analizzati i fatti e Putin non è certo un mostro. E che la formazione dell’Europa passa anche attraverso questa guerra. Ci sono interessi forti del capitale europeo e degli USA.

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