“Ci ribelliamo all’Expo dei commercianti e degli esportatori e non di chi il cibo lo produce”. Intervista a Rocco Tiso

Rocco Tiso, presidente di Confeuro, una organizzazione di categoria del settore agricolto. Come è stato sottolineato, l’Expo sarà senza agricoltori. Come siamo arrivati a questo paradosso?
Innanzitutto sgombriamo il campo da ogni ambiguità. Expo non viene fatto per la parte che riguarda il mondo agricolo, e cioè per quelle centinaia di migliaia di agricoltori che si alzano ogni mattina e vanno ad accudire il loro piccolo appezzamento di terreno. Expo è fatto per le aziende che esportano e per le lobby dell’industria agroalimentare e per i giri che ruotano attorno a questo business, e non per l’agricoltura. Detto questo, la cosa che non possiamo accettare è che loro dicano che, invece, stanno facendo gli interessi del mondo agricolo. Ciò che viene messo in primo piano non sono gli agricoltori ma i commercianti e gli esportatori. E a cosa servirà la famosa Carta di Milano? Cosa sarà se non una letterina piena di buone intenzioni? Bene: a questa logica ci ribelliamo in maniera forte.Il Governo sembra invece molto convinto di quello che sta facendo…

Guardi, dico solo questo. Abbiamo un ministro dell’Agricoltura che fino al giorno prima non ha mai detto niente sui problemi reali del settore. Ed ecco che il giorno dopo della pagliacciata, mi riferisco ai tavoli di discussione alla Bicocca, improvvisamente pronuncia la parola agricoltura. Dico solo la parola perché a vedere i documenti non si capisce dove abbiano preso questo miliardo e duecento milioni e da dove gli arrivi, invece, il miliardo e quattrocento milioni che dicono di riuscire ad incassare. Ma dico, quei soldi non conveniva darli agli agricoltori che versano davvero in gravi condizioni;. E ancora : ci volete almeno dire perché li spendete? Come li avrete guadagnati un miliardo e quattro. Intanto però, gli agricoltori non sanno se a fine anno chiuderanno le loro aziende o no. Non sanno se raccolgono. Non possono pagarsi le assicurazioni, e tutto il resto. E’ indicativo o no che un settore come quello relativo alla vendita dei macchinari agricoli abbia perso in un anno il 4,4% della sua quota mercato? Noi crediamo di sì. Ma il governo cosa ne pensa? Cosa intende fare? Come favorisce le organizzazioni di produttori perché questi possano assorbire insieme dei costi di produzione di fatto inevitabili per svolgere la professione?

Cosa sta succedendo nel mondo agricolo? Ogni tanto escono comunicati che parlano di aumento dell’occupazione. E invece?
Gli agricoltori hanno bisogno che in questo paese l’agricoltura sia rimessa al centro di tutti i discorsi economici La situazione è drammatica davvero. Le aziende chiudono per debiti. Molti raccolti rimangono sulle piante perché venderli non conviene. Noi consigliamo ai cittadini italiani di fare la dieta in pillole. Ecco qual è la situazione. Gli agricoltori, ormai quelli che da sempre hanno fatto coltivazioni, si stanno riducendo al lumicino. Cinque-seicentomila, non di più. Le persone vogliono continuare ad andare in campagna, ma i redditi in campagna sono diminuiti più del 12%. Quelli che stanno campando sono gli agricoltori senza terra, ovvero le stalle senza terra. Molti di loro non pagano le quote che gli agricoltori , quelli veri, hanno già pagato al posto loro. E il ministro non dice i dati reali. Non possiamo riprendere il discorso del protezionismo a tutti i costi. Il mercato deve essere libero per tutti. Ci dovrebbe essere a monte una politica agricola vera. Ci vogliamo rendere conto delle dimensioni delle aziende ormai ridotte a non più di cinque-otto ettari. O si fa una politica tesa a creare un clima di fiducia oppure siamo alla catastrofe. Certo, ci sono le organizzazioni che hanno il monopolio e fanno il prezzo, ma a capo di queste ci sono i commercianti e non gli agricoltori. Li chiamo i coltivatori in camicia bianca.

Insomma, non andrete all’Expo, dunque…
L’Expo sono solo carte. Ho fatto una istanza al ministro nella speranza di avere uno spazio dove poter esporre i nostri prodotti. Bene, ci siamo sentiti rispondere dall’organizzazione che per ottenere 200 metri quadrati per una settimana dovevamo versare 200mila euro più iva. Possiamo portare le cassette, abbiamo chiesto. No solo le fotografie e al massimo i manifesti. Gli agricoltori italiani non meritano di essere trattati così.

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