Chi mette le mani sulle torri Rai avrà la gallina dalle uova d’oro”. Intervista a Sergio Bellucci

 
 Sergio Bellucci è esperto di informazione e comunicazione. E’ stato per diversi anni responsabile del settore nel Prc. Lo scenario aperto dalla vicenda Ray Way e da Telecom dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, che nei flussi di comunicazione la proprietà delle reti è più determinante dei contenuti. Siamo di fronte a un passaggio importante. Come ci arriva l’Italia?
La premessa da fare, tutta politica e di analisi dello scenario, è che come dice il proverbio “per il marinaio che non sa dove andare nessun vento è buono”. Siamo di fronte a una dimensione delle scelte politiche che sono a dir poco improvvisate. Abbiamo distrutto venti anni fa uno dei gruppi più forti della telefonia, Telecom. Una realtà capace di fare quasi dieci miliardi di margine operativo lordo. All’epoca, era il terzo gruppo industriale del pianeta. L’abbiamo privatizzato producendo argomentazioni del tipo che il mercato è più efficiente. Bene, è stato talmente poco efficiente, invece, che Telecom è più che dimezzato in termini di occupazione con un debito di 48 miliardi. Oggi Telecom fattura 20 miliardi di euro, poco più del doppio del margine operativo lordo di allora. In più, il mercatoitaliano di settore vede l’nvasione degli operatori stranieri. A tutto questo corrisponde non solo un aggravio su Telecom ma una mancanza di strategia sulle reti che ha indebolito il sistema in modo strutturale.

Che vuol dire in termini concreti?
Tante cose. Parlo solo del fatto che, per esempio, quasi la metà delle aziende italiane non hanno neanche una linea adsl decente, altro che ultraband. Abbiamo una capacità di connessione di 15 anni fa.

E le scelte attuali ci porteranno da qualche parte? Mi sembra che alla fine si stia affermando una logica spartitoria all’italiana…
La cosa veramente assurda è che per uscire da questa impasse si scopre che il mercato da solo non ce la fa. Ed allora ecco di nuovo la mano pubblica che a quel punto con la Cassa depositi e prestiti ci mette i soldi per l’ammodernamento delle reti nel tentativo di convincere i privati ad uscire allo scoperto e a fare investimenti in reti che, però, rimarranno ai privati. Un bel capolavoro, non c’è che dire!

Nonostante tutto si continua con il mantra delle privatizzazioni…
Il monopolio pubblico garantiva l’efficienza e l’ammodernamento delle reti e margini operativi lordi paragonabili a quelli delle multinazionali. Dopo vent’anni abbiamo distrutto un patrimonio. Oggi si torna ai soldi pubblici per un monopolio di tipo privato. Chi ha governato questi processi deve essere chiamato a risponderne perché ha prodotto molta povertà. Cioè, ha indebolito la struttura produttiva del paese e quindi ha reso molto difficoltoso l’aggancio con la ripresa economica.

Da un punto di vista tecnico, perché è importante l’ammodernamento?
Abbiamo bisogno di una rete di nuova generazione. Serve cavo, fibra e connessioni wireless di altssima efficienza. Il wi-fi sta arrivando alla fase finale della sua epoca. Per questo Ray-wai è importante. Le frequenze televisive sono importanti per far funzionare tutta la comunicazione. Si sta andando a una discussione internazionale in cui il tema è il superamento della riserva delle frequenze ora attribuite alla televisione. Chi prende le torri della Rai, quindi, avrà in mano una specie di di gallina dalle uova d’oro per i prossimi decenni e un presidio apicale per il controllo dei flussi di informazione. Quindi la bttaglia è una battalia strategica e non per un assett industriale e basta.

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