Antifascismo: Giulietto Chiesa sbaglia bersaglio

Antifascismo: Giulietto Chiesa sbaglia bersaglio

So e sapevo benissimo che sarebbero usciti allo scoperto tutti gli sconfitti di questi ultimi quattro decenni. Per alimentare e giustificare (senza neanche cercare di capire) le “ragioni” delle loro sconfitte.
Le mie posizioni sono state espresse. E non sono disposto a farmi guidare, o ridurre, nella chiacchiera autoreferenziale di costoro. Che erano impotenti e tali rimangono.
Il mio obiettivo è quello di infliggere un colpo, il più duro e il più vasto possibile. alla sorgente della guerra. Questa sorgente inquinata è la Nato.
L’appello che ho sottoscritto è chiarissimo: necessario e sufficiente. Chiunque lo firmerà sarà mio compagno di strada nella specifica battaglia di cui si sta trattando. Poi ciascuno ha la sua strada. In ogni caso la mia strada non è quella di coloro che mi attaccano perché starei intaccando i “loro” valori. Se li tengano. Non sono i miei. Il mio antifascismo non è il loro. La mia lotta contro la guerra non è la loro. La mia analisi della crisi mondiale non è la loro. Né io pretendo, firmando insieme a loro lo stesso documento per l’uscita dell’Italia dalla NATO, che loro seguano le mie direttive. Dunque non pretendano che io segua le loro.
Io parlo con tutti. Vediamo se e fino a che punto la caccia alle streghe dei “duri e puri” delle varie sinistre si estenderà anche contro di me. Conosco per esperienza le loro conventiones ad excludendum. Dovunque servivano a isolarmi e escludermi. Dovunque sono fallite. Esisto e continuo a operare. Qualche milione di italiani mi conosce e mi segue. Una raccolta firme contro la NATO che si proponesse di “escludermi” si condannerebbe al ridicolo.

Giulietto Chiesa 

Così Giulietto Chiesa ha risposto ad un lungo, dettagliato e circostanziato documento attraverso il quale la Rete dei Comunisti metteva in evidenza alcuni fatti a nostro avviso gravi.
Senza considerare il tono utilizzato nella breve replica, vorremmo tornare brevemente sulla questione per mettere in chiaro alcuni elementi che evidentemente Chiesa non ha compreso ed ai quali non ha risposto, nella speranza questa volta di essere più chiari, a rischio di essere schematici e categorici nel tono e nella forma.
Non ci interessava, e non ci interessa, intavolare con Chiesa o con chi lo segue una polemica sul suo appello contro la Nato, oppure sulle caratteristiche del movimento contro la guerra, e neanche mettere in dubbio il suo legittimo punto di vista e la sua opera di controinformazione.
Il problema è un altro, molto semplice e molto impellente al tempo stesso. A Chiesa contestiamo la sua ormai continua partecipazione ad eventi organizzati con e da organizzazioni neofasciste, comprese alcune tra le più estreme, oltre che un rapporto politico con la Lega che il giornalista sembra aver scelto come soggetto politico di riferimento. Basterebbe citare la sua partecipazione, lo scorso 6 febbraio, ad una iniziativa per il Donbass nel comune di Ceriano Laghetto (Monza-Brianza) insieme al sindaco Dante Cattaneo e all’assessore Marina Milanese, entrambi leghisti. O la sua assenza dalla piazza romana che sabato scorso contestava il comizio di Salvini e degli squadristi di Casa Pound a Piazza del Popolo.
Il problema non è ciò che Chiesa dice, ma ciò che Chiesa fa. Ciò che contestiamo a Chiesa non è certo la partecipazione a innocui dibattiti insieme a degli intellettuali di destra, ma di presenziare ad iniziative organizzate da gruppo neofascisti insieme a esponenti che all’interno dell’estrema destra – quella che negli anni ’70 e ’80 era contigua al terrorismo nero, alle bombe e agli omicidi politici – hanno avuto un ruolo rilevante, sia politicamente sia penalmente. Una pratica ‘oltre le ideologie’, quella di Chiesa, che lungi dal creare egemonia all’interno di questi settori – per fortuna pulviscolari per quanto pericolosi – legittima le loro sigle, i loro nomi, le loro organizzazioni, i loro progetti agli occhi di migliaia di compagni e cittadini che finiscono per pensare che in fondo anche un fascista o un neonazista possono essere degli alleati nella battaglia contro la Nato, la guerra e l’imperialismo. Tra l’altro questo mosaico di gruppi riciclatisi nella galassia rossobruna o fedeli alla tradizione nera hanno dimostrato di essere ancora più disgregati, ininfluenti e gruppuscolari di quella sinistra contro cui si scaglia spesso (e talvolta non senza ragioni) Giulietto Chiesa. Insomma non hanno neanche la massa critica utile a far crescere un eventuale movimento contro la guerra che vada ‘al di là delle ideologie’. E allora a che servono le frequentazioni con questi ambienti?
E’ con chi si è messo al servizio dei servizi segreti ‘deviati’ italiani o di quelli statunitensi e della Nato colpendo sistematicamente i movimenti popolari, i sindacati, le forze di sinistra e anticapitaliste invece che gli apparati dello stato che Giulietto Chiesa vuole costruire l’alternativa alla guerra e alla catastrofe verso le quali ci conduce oggi una sfrenata competizione tra blocchi imperialisti e grandi potenze? Come giustifica Giulietto Chiesa il rapporto politico con una Lega che – a parte l’orizzonte orrendo che vorrebbe indicare al nostro paese – da una parte afferma di voler difendere la Russia dalle sanzioni occidentali e dall’altra si allea con un’organizzazione fascista come Casapound che sostiene politicamente (e non solo) le milizie neonaziste di Kiev che fanno strage delle popolazioni del Donbass e dei militanti antifascisti ucraini?
Sono domande semplici, chiare, le nostre. La definisca come vuole Chiesa la nostra presa di posizione – anatema, scomunica, conventio ad excludendum – ma per quanto ci riguarda essere antifascisti significa sbarrare la strada ai personaggi e alle organizzazioni con le quali il giornalista si accompagna sempre più spesso e, a nostro avviso, dannosamente e inutilmente.

Rete dei Comunisti

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