Venezuela, Maduro alza le barriere con gli Usa nel giorno di una imponente marcia antimperialista a Caracas

Il Venezuela ha ordinato il divieto di ingresso nel territorio nazionale per una serie di politici Usa. Nella lista sono presenti i nomi dell’ex presidente George W Bush, dell’ex vice presidente Dick Cheney, dell’ex direttore della Cia George Tenet e di numerosi membri del Congresso. Il presidente Nicolas Maduro ha affermato che il divieto di ingresso la risposta ad una analoga misura decisa dalle autorità statunitensi nei confronti di funzionari venezuelani. Maduro ha anche chiesto una drastica riduzione del personale dell’ambasciata Usa a Caracas, da 100 a 17 impiegati, lo stesso numero del eprsonale dell’ambasciata venezuelana a Washington.

L’erede di Chavez mantiene la sua linea di denuncia a proposito dei piani golpisti organizzati dall'”ultradestra” e foraggiati dall’ “impero” americano, con una nuova serie di misure contro il “nemico imperialista”. “Noi lanciamo una lotta totale contro l’imperialismo americano!”, ha tuonato Maduro al termine di un’imponente “marcia antimperialista” che ha attraversato Caracas nello stesso momento in cui a San Cristobal, capitale dello stato di Tachira (ovest del paese) l’ex deputata antichavista Maria Corina Machado parlava a manifestanti oppositori nella stessa città in cui martedì scorso la polizia ha ucciso un liceale 14enne.

ACaracas i partecipanti, vestiti di rosso, hanno commemorato 26 anni di rivolta popolare nota come il Caracazo . Con Caracazo si indica una serie di proteste che hanno avuto luogo dal 27 febbraio al 8 marzo 1989 a Caracas. I cittadini scesero in piazza per respingere un pacchetto di misure neoliberiste dell’allora governo di Carlos Andrés Pérez, per imposizione di Fondo Monetario Internazionale (FMI), ma la rivolta fu brutalmente repressa con un bilancio di almeno 3.000 morti (cifra ufficiale). Questo evento viene evidenziato come l’evento che ha spinto la nascita della cosiddetta Rivoluzione Bolivariana in Venezuela .

Per Maduro non ci sono dubbi: così come l’inflazione record e i gravi problemi di approvvigionamento delle merci sono colpa della “guerra economica dell’oligarchia”, le proteste dell’opposizione sono il frutto delle “trame golpiste” orchestrate, direttamente o indirettamente, da Washington. Barack Obama, ha spiegato, “non è più quello di Chicago, che sognava di cambiare il mondo, è quello a capo di una potenza mondiale”, e si è “lasciato mettere in un vicolo cieco” dai suoi collaboratori, che partecipano in modo attivo ai “piani golpisti” contro il suo governo.
Secondo Maduro, non solo funzionari dell’ambasciata americana a Caracas organizzano riunioni con dirigenti dell’opposizione per coordinare “attività cospirative” – e infatti d’ora in poi potranno incontrare politici venezuelani solo con l’autorizzazione del governo – ma inoltre le forze di sicurezza hanno arrestato a Tachira un pilota americano di origine latinoamericano che organizzava “attività di spionaggio”.
Senza dare maggiori dettagli su questo arresto, l’erede di Chavez ha sottolineato che è per questo che ha deciso che i cittadini statunitensi dovranno richiedere un visto per entrare in Venezuela e che sarà ridotto il numero di funzionari nell’ambasciata americana a Caracas: “Loro ne hanno 100 e noi 17, vogliamo l’uguaglianza!”, ha esclamato.

E in risposta alla preoccupazione espressa dall’Organizzazione degli stati americani (Osa), le Nazioni Unite e da associazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, Maduro ha detto che dispone di “prove indiscutibili, documenti e foto” delle attività sovversive contro il suo governo che vuole mostrare al segretario dell’Osa, Juan Miguel Insulza, e al presidente uruguaiano Tabar‚ Vazquez.

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