UN PO’ DI MEMORIA STORICA PER LA CATARSI DELLA TRAGEDIA DI TOR SAPIENZA

  • Un po’ di memoria storica per la catarsi della tragedia di Tor Sapienza

Con la scusa di contrastare un degrado, che aveva precise cause strutturali economico-sociali, che si è fatto finta di non vedere, se ne è creato uno peggiore, finendo per evocare il fantasma del razzismo popolare. I sedicenti eredi delle Giunte Argan e Petroselli non ne sono stati i degni successori, in particolare negli anni seguiti alla Nakba dell’89. L’attuale Giunta comunale ha ignorato quella parte del quartiere Tor Sapienza che da sempre ha rappresentato la cultura e una politica di convivenza democratica. La sovranità popolare non deve rimanere un mero flatus vocis, ma un potere reale di cui i proletari si debbono riappropriare.

di Nicola Marcucci* – la città futura

Quello che è successo a Tor Sapienza, dallo scorso novembre a oggi, è stato sotto gli occhi di tutti e non c’è giornale, radio e tv che non se ne sia occupato. Ne ha parlato perfino il Papa, ma non il Presidente della Repubblica e neppure la Presidente della Camera che avrebbe avuto l’obbligo di intervenire a difesa dei diritti dei rifugiati politici che sono stati oggetto di una violenta manifestazione da contestatori locali letteralmente aizzati, plagiati e strumentalizzati da forze di estrema destra e dalla Lega, i quali hanno giocato non in proprio, ma a pensar male si potrebbe pensare su istigazione della Cooperativa 29 giugno, non tanto contro i rifugiati, ma contro la Cooperativa Un sorriso responsabile solo di essere una realtà economico sociale indipendente e rea di aver vinto il bando di concorso con cui si era aggiudicato l’appalto di gestione della Casa dei rifugiati politici sita in Viale Giorgio Morandi, un rione di Tor Sapienza. Insomma si è trattato presumibilmente di un falso bersaglio in quanto la vittima potrebbe apparire più la cooperativa che i rifugiati politici. Però, poi, l’intervento di Marino ha finito per danneggiare sia l’una che gli altri, perché, da una parte sono stati trasferiti i minori e dall’altra è stata danneggiata la cooperativa Un sorriso con perdite economiche e, soprattutto, con danni all’occupazione.

In parole povere, il Sindaco Marino ha finito per esporsi alle critiche di quei “malpensanti” che lo potrebbero accusare di eseguire gli ordini di chi è finito in galera per i fatti di Mafia Capitale. E nemmeno questo è bastato, perché lo stesso Marino ha completamente ignorato quella parte del quartiere Morandi che da sempre ha rappresentato e rappresenta la cultura e una politica di convivenza democratica senza alcuna esclusione, per citare qualche esempio, il Centro Culturale Municipale Giorgio Morandi, l’Associazione Sant’Egidio, Antropos e altre ancora. Ora, al Morandi, comanda chi ha buttato fango sui cittadini, chi li ha usati, chi ha usato mezzi forti come bombe carta e incendi dei cassonetti,  insomma comanda il volto peggiore di chi si è comportato come nemico delle Istituzioni, come razzista e con tinte neofasciste e neonaziste. Eppure il Sindaco Marino si espone alle critiche di chi lo accusa di trattare con costoro e continua a ignorare chi ha compiuto un lungo cammino di progettazione per risanare il quartiere da tutti i punti di vista, perfino con un progetto di tipo europeo a cui lavorano più di 40 associazioni con finalità di grande valenza culturale, politica e sociale finalizzando tali progettualità all’inclusione sociale e alla riunificazione del territorio che attualmente è diviso in almeno quattro realtà: la Tor Sapienza Storica, la Tor Sapienza dei campi rom di Via Salviati, la Tor Sapienza della Città Meticcia di Via Prenestina, sita in una ex fabbrica dove è in atto un esperimento di inclusione sociale che va dai rom alle più diverse etnie del mondo e dove si sta realizzando un grande Museo a cielo aperto visitato da delegazioni di mezzo mondo ed infine la Tor Sapienza Morandi.

C’è da dire anche che prima dei sommovimenti al Morandi c’era stata una violenta contestazione anche nella Tor Sapienza storica da parte di un comitato di quartiere alleatosi per l’occasione con frange di neonazisti e neo fascisti nei confronti dei rom di Via Salviati, dei quali soprattutto si contestano fumi tossici provenienti dall’area su cui sono insediati, fumi veri che peraltro non sono invenzione di alcuno, ma una realtà che è propria di insediamenti in cui c’è una convivenza tra nomadi e malavita organizzata, un fatto su cui l’intera realtà di Tor Sapienza ha cercato di intervenire mediante una collaborazione attiva con i Municipi di riferimento, ma senza essere ascoltati. Da qui l’uso dei mezzi forti e di colpi proibiti, efficaci per farsi sentire ma riprovevoli sotto altri aspetti, soprattutto quando vengono usati toni razzisti da parte dell’attuale comitato di quartiere, che ha ragione nel merito ma che si è servito di strumenti assolutamente non condivisibili.

I problemi di Tor Sapienza e del Morandi sono quelli di periferie abbandonate, dove i cittadini da anni protestano per le condizioni incivili in cui vengono lasciate a causa del comportamento assenteista delle Istituzioni e del loro metodo di falsa democrazia. Le periferie di Roma non vanno trattate come lo sono state finora, soprattutto negli ultimi tempi, e soprattutto da quando manca sui loro territori una rappresentanza politica di base.

Chi scrive questa note rappresenta Tor Sapienza dal 1958 ad oggi e ne è anche lo storico locale con l’assistenza di Rita Mattei che sempre più mi coadiuva nel lavoro di promozione culturale dell’opera omnia di Michele Testa, scrittore antifascista di Tor Sapienza e suo fondatore nel 1923. Ho rappresentato Tor Sapienza non solo come segretario, più volte, della sezione operaia del P.C.I, ma negli organismi di decentramento del Comune di Roma, Delegazione, Circoscrizione e Municipio per più di 30 anni, fino a esserne diventato Presidente della Consulta della Cultura.

Tra l’altro, il sottoscritto aveva la competenza dei Lavori Pubblici al momento della nascita del quartiere Morandi con la costruzione del complesso ATER e ISVEUR e sono testimone che quel quartiere popolare nacque con tutti i servizi immaginabili ieri e oggi, da quelli sanitari (ASL) a quelli Culturali, dalla Biblioteca Rodari al Centro Culturale Morandi, a quelli sociali, il Centro Sociale Anziani. Fu sede della prima Farmacia Comunale di Roma. Fu subito dotata di scuole e fu data una sede a tutte le associazioni culturali di base. Non mancavano poi i servizi commerciali e annonari. I cittadini del Morandi, come altri dell’allora VII Circoscrizione, addirittura beneficiavano della possibilità di approvvigionarsi due volte a settimana al Centro Carni, pagando la merce (5 Kg.) a prezzi di costo, nel più grande Mattatoio d’Europa inaugurato nel 1975. Purtroppo fu sbagliato l’insediamento in quanto gli abitanti delle borgate romane furono trasferite nei nuovi insediamenti popolari con tutti i problemi che si lasciavano alle spalle, disoccupazione, dispersione scolastica, propri del sottoproletariato urbano e di tutti i problemi presenti in tale ceto sociale. E, ai primi accenni di degrado, le Istituzioni diedero l’ordine di trasferimento di quasi tutti i servizi, da quelli culturali a quelli socio sanitari. Insomma, per combattere il degrado, si finì per creare e sistematizzarne uno peggiore. Ovvero, gli eredi delle Giunte Argan, Petroselli non ne furono degni successori. Questa è la politica seguita dalle Istituzioni dopo l’89.

Per ciò che riguarda Tor Sapienza, anch’essa fu fornita di tutti i servizi di quartiere tanto che da borgata di Roma divenne quartiere sempre sotto le Giunte di Sinistra, con tutte le scuole superiori, con un’altra scuola media, con altre scuole materne, con l’asilo nido, con l’impianto sportivo, con un campo nomadi costruito ad hoc, sorvegliato e monitorato.

Dinanzi all’accusa rivolta al Morandi e, più in generale, a Tor Sapienza di essere strutturalmente razzista e fascista, occorrerebbe ricordare le radici antifasciste di Tor Sapienza fondata da Michele Testa che, per aver usato lo strumento cooperativo per fondare il borgo che da Cervara di Roma assunse il nome attuale e, soprattutto, per aver presentato un progetto di riforma agraria dal basso, fu licenziato dalle Ferrovie dello Stato, fu estromesso dalla Cooperativa e, infine, processato dal Tribunale Speciale fascista e confinato a Padula in provincia di Salerno. Per non dire che l’elettorato del quartiere, sia della Tor Sapienza storica e sia del Morandi, era comunista fino a punte dell’80%. Solo che ora è egemonizzato dalla Destra estrema che tenta di strumentalizzare i cittadini facendo loro assumere caratteri antidemocratici.

Per non dire che da sempre la cultura abita a Tor Sapienza per l’opera disinteressata di intellettuali organici che rispondono ai nomi di Sergio Boldini, illustre antropologo, di Massimo Mida, regista di livello nazionale, di Giulio Salierno, il più grande sociologo di sinistra, di Cesare Malagnini, studioso ed esperto di politica internazionale, per non parlare di altri.

A Tor Sapienza è nata la prima Casa della Sinistra dopo l’89 con più di 300 iscritti. A Tor Sapienza è stato condotto una ricerca etno-antropologica sui caratteri, problemi e identità dei cittadini del luogo, ricerca che si è poi protratta per tutta la valle dell’Aniene da Tor Sapienza ad Arsoli, a seguito della quale il sottoscritto ha avuto modo di scoprire l’opera omnia di Michele Testa e soprattutto un Diario in prosa e in versi che è unico nella storia della Letteratura Italiana, ma che non è stato mai pubblicato a causa di un atteggiamento di revisionismo storico praticato anche dall’attuale erede del P.C.I, più propenso talvolta a finanziare un torneo di calcio che un’opera di grande spessore politico, storico sociale ed estetico.

A Tor Sapienza è stato progettato il primo Centro polifunzionale culturale giovanile, approvato all’unanimità dal Consiglio della VII Circoscrizione, ma rimasto nei cassetti impolverati della Circoscrizione e del Comune di Roma, come segno di mortificazione della progettazione fatta in periferia.

Che altro dire? Che le periferie di Roma vanno riscattate e devono acquistare una centralità che finora non hanno avuto; che la partecipazione deve essere effettiva e non solamente consultiva; che la sovranità popolare deve fondarsi su un decentramento di poteri che istituisca governi di cittadini per il governo del territorio e delle sue risorse, soprattutto per la tutela dei Beni Pubblici Comuni che rischiano tutti di essere messi all’asta per pagare debiti non fatti dai cittadini, ma da amministratori incapaci. Ne è un esempio lampante la cessione all’Ama e relativa  messa all’asta del Centro Carni. La sovranità popolare sancita dalla Costituzione non deve essere un mero flatus vocis, ma un potere reale che deve essere restituito ai cittadini.

 

*Classe 1933, insegnante di filosofia in pensione, e presidente emerito dei Centri Culturali Giorgio Morandi e Michele Testa.

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