Campania. Come fermare la “mezzoggiornificazione” dell’Europa?

Campania. Come fermare la “mezzoggiornificazione” dell’Europa?

In redazione, in questi giorni, ci è arrivata la locandina di un’iniziativa di “approfondimento programmatico’’ su “Mezzoggiornificazione dell’ Europa e vento greco-contro la Troika e chi la sostiene, costruire il blocco sociale dei popoli dell’ Europa mediterranea’’. La tematica ci è parsa subito interessante e abbiamo deciso di approfondirne i contenuti attraverso una discussione-intervista con alcuni degli organizzatori che sono anche tra i promotori dell’appello “Maggio” in Campania.

D.- Potresti chiarire ‘’chi’’ e ‘’perché’’ organizza quest’ iniziativa?

Michele Franco- L’ Assemblea pubblica regionale cui fai riferimento è organizzata da ‘’Maggio’’ coalizione    per l’ alternativa sociale e politica alle politiche del PD e del Centro-destra. E’ un progetto nato in vista della prossima scadenza elettorale regionale ma con un orizzonte che va ben oltre questa scadenza perché vuole essere il tentativo di proiettare anche sul terreno politico-istituzionale quanto a livello di Movimenti s’è costruito negli ultimi tempi a Napoli e in Campania, non dimentichiamoci che proprio nel capoluogo campano – e non casualmente – si sono svolte Assemblee Nazionali dei Movimenti da quella dei Laboratori per lo Sciopero Sociale, alla  Assemblea Centro-meridionale contro lo ‘’Sblocca-Italia’’, all’ Assemblea di ‘’Abitare nella crisi’’.  Quindi, il nostro territorio è uno dei punti più attivi della ‘’coalizione sociale’’ e delle lotte che attraversano, seppur a ‘’macchia di leopardo’’, tutto il paese, soprattutto nelle aree metropolitane.

D. – C’ hai sicuramente chiarito degli aspetti, tuttavia ti chiediamo ancora qualche specificazione, in    particolare sull’ espressione-concetto di ‘’coalizione sociale’’ che, negli ultimi tempi, ci sembra un po’ inflazionato.

Michele – Hai ragione, il termine di ‘’coalizione sociale’’ sta diventando un concetto che, dilatandosi nell’ uso, corre il rischio di snaturarsi.  Tuttavia, il fatto che, ad esempio., anche Landini inizi a pronunciarlo frequentemente è indice anche di una certa capacità d’ influenza – una volta si sarebbe detto di ‘’egemonia culturale’’ – del linguaggio di Movimento. Ti chiarisco subito che, per noi e fuor di polemica, ‘’coalizione sociale’’ non è qualcosa su cui ‘’mettere un cappello’’ per il semplice fatto che  siamo parte della stessa, infatti siamo compagne-i impegnate-i in vari Movimenti, Comitati, Collettivi, alcune-i sono anche quadri e militanti del sindacalismo conflittuale. Inoltre, ma questo mi sembra un dato acquisito, qualsiasi “coalizione sociale” deve essere incardinata ad un attitudine autonoma ed indipendente non solo dalle compatibilità capitalistiche ma anche da qualsiasi ammiccamento verso il PD. Comunque, per evitare rischi di autoreferenzialità, vi diciamo che siamo coscienti del fatto che la coalizione è ancora debole ed è soltanto un primo passo per giungere ad un ampio ‘’blocco sociale’’ che è la condizione essenziale per sostanziare qualsiasi progetto di rottura e di cambiamento.

D. – Bene, ora vorremmo chiedervi qualche informazione in più sull’ iniziativa. – Ad es., come intendete procedere per l’ ‘’approfondimento programmatico’’ sulla ‘’Mezzogiornificazione’’ dell’ Europa cui fate riferimento nella locandina dell’ iniziativa?

Rosario Marra – Per rispondere, prima una breve informazione sull’origine dell’iniziativa.  Essa soltanto per motivi di calendario cade in periodo elettorale perché nasce da un’esigenza sentita da tempo da settori di Movimento, forze della sinistra d’ alternativa e singoli attivisti.  Del resto, qualsiasi ‘’approfondimento’’ per essere tale non può nascere da esigenze elettoralistiche che finirebbero per svuotarne il contenuto.  Per meglio raggiungere il nostro obiettivo abbiamo chiesto l’ autonomo contributo a due studiosi del nostro territorio la cui serietà scientifica, però, va ben oltre i confini regionali.  Ci riferiamo ad Emiliano Brancaccio, economista critico dell’ Università del Sannio – di scuola antiliberista- e a Francesco Caruso dell’ Università della Calabria a noi noto anche per la sua militanza di Movimento.   Più nello specifico, il termine ‘’mezzogiornificazione’’ non è nostro ma è stato adoperato da  Krugman nel ’91, ossia alla vigilia del Trattato di Maastricht, per indicare come il dualismo tra il Nord e il Sud dell’ Italia si sarebbe progressivamente spostato tra il Centro-Nord dell’ Europa e i Paesi mediterranei del Sud Europa.

D. – Quindi, quella della ‘’mezzogiornificazione’’ è una definizione non vostra ma che condividete.

Rosario – Sì, esatto.  In altri termini, pensiamo che la ‘’vecchia’’ e mai risolta ‘’questione’’ meridionale oggi riviva in un ambito che va oltre i confini nazionali e questo è lo stesso motivo per cui affermiamo che il nostro Meridione, in termini di reddito, disoccupazione, desertificazione produttiva è la parte più ‘’grecizzata’’ dell’ Italia.

D. – Proviamo ad uscire da un ambito che, per quanto interessante, è ancora prevalentemente descrittivo. – In particolare, quali conseguenze traete sul piano politico-programmatico da questa ‘’fotografia’’?

Umberto Oreste – Come occorre un aggiornamento analitico sulle forme del potere nel meridione, così occorre progettare una alternativa di politica economica. Ciò, anche se non ci dà immediatamente una prospettiva anticapitalista, serve per introdurne almeno degli elementi utili a non farci rinchiudere in un ambito di mera ‘’riformabilità’’ delle attuali politiche europee che, alla fine, porterebbe prima o poi ad arenarsi nelle secche della ‘’flessibilità’’ e dell’ ‘’austerità espansiva’’ che non risolverebbero i problemi di recessione e di spirale deflattiva che ci troviamo di fronte e, soprattutto, non contrasterebbe il chiaro segno di classe a favore dei processi speculativi.

D. – Potresti fare qualche esempio?

Umberto – Non dobbiamo ripetere errori del passato quando si sono fatte le nazionalizzazioni in favore dei padroni, pagando lautamente aziende in crisi. Le nazionalizzazioni che proponiamo sono nell’interesse di tutti e riguardano settori strategici per l’economia meridionale. Inoltre, pensiamo che proprio al Sud occorra ricostruire con urgenza la cultura del controllo dei lavoratori per avviare forme di autogestione come avvenuto in Argentina o in Grecia. Insieme al controllo dei lavoratori dei servizi e della produzione deve crescere la partecipazione degli utenti e degli abitanti dei territori. E questa volta deve unificarsi l’opposizione ai padroni, ai loro mediatori politici, alla loro collusione con la criminalità. Dobbiamo saper coniugare lotte, progetti di alternativa politica e pratiche di  solidarietà sociale come in Grecia ed in Spagna per allargare la partecipazione e dare speranze al nostro meridione.

Redazione- Di ‘’carne a cuocere’’ ne avete, in bocca al lupo per l’ iniziativa.

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