“La legge è uguale per tutti”. Anche per Matteo Renzi?

  • “La legge è uguale per tutti”. Anche per Matteo Renzi?

Lo dice l’articolo 3 della Costituzione e, per questo, una volta si usava scriverlo nelle aule dei tribunali

ROMA – Ieri  sono state rese note le motivazioni della decisione dei giudici della Sezione d’Appello della  Corte dei Conti. Il premier Matteo Renzi era stato condannato “con colpa grave” in primo grado per le presunte assunzioni illegittime quand’era presidente della Provincia di Firenze. In appello, però,  la Corte dei Conti ha ribaltato il giudizio di primo grado e ha assolto Renzi perché “pur non ricorrendo gli estremi della cosiddetta “esimente politica”, questo Collegio ritiene di poter rilevare l’assenza dell’elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa, in un procedimento amministrativo assistito da garanzie i cui eventuali vizi appaiono di difficile percezione da parte di un ‘non addetto ai lavori’”. L’“esimente politica””, è la norma, introdotta nel 1994 che evita che la colpa di una irregolarità ricada su un politico (un sindaco o un presidente di provincia, ad esempio) che abbia approvato o fatto eseguire “in buona fede atti propri della competenza degli uffici tecnici o amministrativi”.

In altre parole, secondo i giudici, Renzi ha commesso il “fatto”, ma non è colpa sua perché “non addetto ai lavori”. Infatti l’”esimente politica” è applicabile solo quando la decisione causa del danno ingiusto sia stata assunta “in materia di particolare difficoltà tecnica o/e giuridica” e pertanto non sia evidente, in palese violazione dei più elementari canoni di sana e corretta gestione e degli obblighi di servizio, questo indipendentemente da qualche momento di inerzia e di negligenza (Corte dei conti, Sez. II appello, 11/7/2006, n. 255). Questo è quanto prevede la legge italiana. Legge che Renzi, forse, dovrebbe conoscere bene dato che ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze (e, per di più, con una tesi dal titolo: una tesi dal titolo “Amministrazione e cultura politica: Giorgio La Pira, Sindaco del Comune di Firenze 1951-1956”).

Una volta (la regola vale per i reati penali, ma, purtroppo, non per i processi civili come quello per cui era accusato il premier Renzi), si diceva “Ignorantia legis non excusat”, “L’ignoranza della legge non giustifica”: se si viola la legge perché non la si conosce, questo non costituisce una scusante e si è comunque colpevoli.

Gongola, ovviamente, Matteo Renzi: “La Corte mi aveva condannato a pagare 14mila Euro per un atto amministrativo della Provincia di Firenze. Oggi condivido una piccola soddisfazione: l’appello ha annullato la condanna e la verità viene finalmente ristabilita”.

La verità è che la Corte dei Conti non ha detto che Renzi non ha commesso il “fatto”, ma che lo ha fatto senza sapere che stava violando la legge. Cosa questa ben diversa. E soprattutto che avrà alcune conseguenze di non poco conto.

La prima è che, d’ora in poi, a quanti violeranno la legge e verranno accusati in sede civile di averlo fatto, basterà dire che “non sapevano di stare violando la legge” e citare il precedente per farla franca.

La seconda è che, a leggere attentamente la sentenza, i giudici della Corte d’Appello hanno detto che Renzi doveva essere assolto perché non in grado di capire che con il proprio operato stava violando la legge. Un giudizio pesante per colui il quale, da circa un anno, è stato dato l’incarico di gestire non solo la Provincia di Firenze, ma tutto il Paese. E che, come se non bastasse, spesso lo fa imponendo le proprie decisioni a colpi di decreti legge e di mozioni di fiducia.

Dopo la sentenza c’è stato chi ha proposto di togliere dalle aule dei tribunali la dicitura “La legge è uguale per tutti”.

Forse potrebbe essere sostituita con la massima di un collega e predecessore del “nuovo che avanza”, Giovanni Giolitti, anche lui presidente del Consiglio dei Ministri, che, molti anni fa, disse: “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.

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