Bad bank: crisi, cattive gestioni e corruttela. Tutto sanato con i soldi pubblici.

Intervento di Vincenzo Comito

Gli scandali bancari e le notizie correlate riempiono ormai da diversi anni le pagine economiche dei media mondiali e le informazioni poco lusinghiere sul sistema finanziario, sia a livello nazionale che internazionale, continuano certo a non mancare negli ultimi tempi; quasi tutte tendono a mostrare che il mondo della finanza, che al momento dello scoppio della crisi era unanimemente indicato come uno dei maggiori colpevoli dei miserevoli sviluppi delle cose dell’economia, non è cambiato molto nel tempo. E questo nonostante le grandi promesse di tutti i governi di allora.
Esso continua a comportarsi quasi come se nella fosse successo negli ultimi anni e tutto dovesse continuare come prima della crisi. Tutto questo con la complicità evidente della politica e degli organismi “tecnici” di controllo.
In Italia, dopo il recente scandalo della Banca dell’Etruria, gli istituti commissariati dalla Banca d’Italia sono ormai sedici – si tratta di un record-; intanto il governo sembra volere, attraverso l’attivazione del  meccanismo della cosiddetta bad bank, intervenire rapidamente, e ovviamente a nostre spese, per tappare i buchi di bilancio del sistema provocati, oltre che dalla crisi, da una gestione improvvida e piena di corruttele e di complicità di manager e politici spesso improvvisati.
Il quadro internazionale appare anch’esso caratterizzato da sviluppi certamente non entusiasmanti.
A seguire la stampa specializzata possiamo così registrare, ma la lista in proposito non è certo esaustiva, il duro tentativo dei parlamentari repubblicani negli Stati Uniti di  affossare in molti modi la legge Dodd-Frank, che, sia pure molto imperfettamente e in maniera complicata, cercava di ridurre i danni provocati dal sistema finanziario; sottolineiamo ancora lo scandalo della filiale svizzera della HSBC, su cui abbiamo già scritto su questo stesso sito, la notizia poi, fresca fresca, dell’apertura in questi giorni in Germania di un procedimento contro la Commerzbank, uno dei maggiori istituti del paese, sospettata di aiutare i contribuenti locali ad evadere il fisco,  un particolareggiato studio, ancora, pubblicato da poco insieme da Attac Francia e dal sito Basta! su alcuni aspetti poco piacevoli del mondo finanziario, infine la pressante richiesta da parte della BCE verso le  maggiori banche del continente perché esse aumentino al più presto i loro mezzi propri, giudicati largamente insufficienti, soprattutto   per alcuni istituti. E si potrebbe continuare a lungo.
Nel poco spazio che abbiamo qui a disposizione non possiamo certo rendere conto in dettaglio, come pure lo meriterebbero, di tutti questi episodi e ci concentriamo quindi soltanto su alcuni aspetti del citato rapporto di Attac e di Basta!.
Dunque è appena uscito in Francia alle Editions Les Liens qui libérent, Parigi, a cura degli organismi sopra ricordati, un testo dal titolo “Il libro nero delle banche”, di cui il settimanale Le Nouvel Observateur del 5-11 febbraio 2015 pubblica ampi stralci e al quale facciamo riferimento per una parte almeno delle notizie sotto riportate.
Il volume affronta molti aspetti del disagio crescente che i cittadini si trovano ad affrontare sul tema della finanza.
Intanto i rischi del settore, constata il rapporto, restano molto elevati. I grandi istituti presentano  grandi dimensioni, come prima ed anzi per molti versi più di prima, mentre essi permangono interdipendenti come prima della crisi, esponendo l’economia a gravi rischi sistemici. Essi, mentre sviluppano sempre di più le loro attività parallele, cosiddette di shadow banking, attività quasi del tutto fuori controllo da parte degli organismi di regolamentazione, continuano a finanziare dei progetti dannosi per l’ambiente circostante, mentre, ironia della sorte,  la Commissione Europea, che non si smentisce mai,  ha posto di recente a capo dell’ufficio di regolamentazione delle stesse banche un vecchio lobbista del settore. Il settore finanziario europeo impiega oggi ben 1700 lobbisti, spendendo 120 milioni di euro ogni anno per tale comparto, mentre i funzionari che si occupano delle attività di regolamentazione presso la Commissione Europea sono soltanto 400; ci troviamo quindi di fronte a quasi 4 lobbisti per ogni funzionario.
Il rapporto sottolinea come in Francia alla direzione del Tesoro, al ministero delle finanze, alla testa delle banche, o della federazione bancaria francese, nello stesso governo, si trovano persone uscite dalle stesse scuole, spesso compagni di classe e che cambiano continuamente lavoro da un organismo all’altro tra quelli sopra citati. La commistione incestuosa tra i vari organismi appare evidente. Così la riforma bancaria francese del 2013 è stata redatta sostanzialmente dai grandi banchieri francesi.
Ricordiamo come peraltro la situazione italiana, un paese dove tutti si conoscono, come ricordava tanto tempo fa Indro Montanelli,  non si presenti, da questo punto di vista, come molto migliore.
Più in generale, le andate e i ritorni di incarichi tra politica e finanza tendono a moltiplicarsi. Così l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroder è diventato nel 2006 consigliere della banca Rotschild, mentre l’ex primo ministro inglese Tony Blair è stato nominato consigliere della svizzera Zurich Financial Services e della statunitense JP Morgan. L’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, è anche lui entrato nel comitato internazionale della stessa JP Morgan, dove incontra di frequente anche il nostro Giuliano Amato, presidente della repubblica mancato; l’ex ministro inglese e commissario europeo al commercio, Peter Mandelson, è diventato presidente della Lazard International. La lista sarebbe ancora lunga, ma vogliamo solo ricordare per il nostro paese, accanto ad Amato, anche Prodi e Draghi, che sono passati con vario titolo a lavorare onorevolmente con la Goldman Sachs.
Perché non creare, si chiede alla fine il libro, una legge sul conflitto di interesse, più o meno come esiste del resto in Canada, per separare il mondo della finanza da quello delle burocrazie ministeriali e dei governi?
Temiamo che questo da noi non accadrà presto.
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