Vendita diretta: quattro strade

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Non è solo un’alternativa critica alla grande distribuzione, la vendita diretta negli spacci delle piccole aziende agricole e nei mercatini, ma anche quella dei gruppi d’acquisto e dei gruppi d’offerta resta prima di tutto un modo diverso per creare relazioni tra persone – oltre le etichette di produttori e consumatori che in fondo riducono tutto in termini economici – e per ripensare l’agricoltura (filiera corta) e il nostro rapporto con il cibo. Ecco una fotografia di come cambia la vendita diretta secondo il nuovo rapporto Tutti bio 2015 di BioBank (nell’annuario, in questi giorni nelle librerie, l’elenco completo con gli indirizzi dei punti di vendita diretta e 14 storie “Io? Riparto dal bio”).

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GRUPPI D’OFFERTA

Tre nel milanese (Smart Food, Let’s Bio, Il Verziere), poi a Torino (Ci Penso B’io), Vicenza (Bonmarcà), Imola (Cambiavento) e Roma (Bio che buono!). Ecco dove sono nati e come si chiamano (la fantasia non manca!) i nuovi gruppi d’offerta che hanno avviato l’attività nel 2014. Solo tre invece coloro che l’hanno cessata. Salgono così a 29 i gruppi d’offerta censiti da Bio Bank nel 2014, contro i 25 rilevati nel 2013. L’ordine si effettua quasi sempre online, la formula di vendita è l’abbonamento o la prenotazione, la spesa viene consegnata a domicilio una volta la settimana nella maggior parte dei casi. Quasi tutti offrono cassette di frutta e verdura mista in vari formati, con la possibilità di aggiungere altri prodotti freschi e trasformati. Due i gruppi specializzati solo nella carne bovina.

AZIENDE

Sono quasi 120 le nuove aziende agricole con vendita diretta censite da Bio Bank nel 2014, mentre solo una trentina hanno cessato l’attività. E sono sempre di più i giovani che scelgono di tornare all’agricoltura, biologica però, aprendo un piccolo spaccio. In tutto sono 2.903 le attività rilevate da Bio Bank nel 2014, contro le 2.837 censite nel 2013, con una crescita del 2,3 per cento.

In gran parte sono spacci presso aziende agricole, ma ci sono anche piccoli laboratori e grandi aziende che cercano un rapporto diretto con il pubblico. Sono 1.505 opportunità per fare la spesa direttamente in azienda (erano 1.425 nel 2013), a cui si aggiungono gli spacci aperti presso 1.398 agriturismi (erano 1.412 nel 2013). Ormai negli spacci si può comperare un po’ di tutto, anche se frutta e verdura freschissime, appena raccolte, restano il motivo principale per fare qualche chilometro in più. All’ortofrutta prodotta in azienda si aggiunge quella di altri produttori  biologici collegati, vicini e lontani (pensiamo alle arance) per completare l’offerta. Ed anche il più piccolo tra gli agricoltori bio offre ormai le “sue” conserve preparate in piccoli laboratori di trasformazione con le materie prime dell’azienda. Sono inoltre 178 le aziende con vendita diretta che fanno anche attività didattica con le scuole (erano 168 nel 2013). Altre 465 sono segnalate tra gli agriturismi, nella sezione Fuori casa (erano 451 nel 2013). In totale 643 (contro le 619 del 2013), richiamate nella sezione Infanzia.

MERCATINI

Anche nei mercatini c’è sempre un certo ricambio. Una trentina hanno gettato la spugna, per problematiche di vario tipo con le amministrazioni comunali o legate all’organizzazione, una ventina hanno aperto i battenti. Secondo il censimento Bio Bank ne sono stati programmati 221 per il 2015, contro i 231 del 2014, con una flessione del 4,3 per cento.

GRUPPI D’ACQUISTO

I gruppi d’acquisto non crescono più. Una ventina i gruppi sciolti, poco più di una ventina quelli nuovi. In tutto ne sono stati censiti 891 nel 2014, contro gli 887 dell’anno precedente. Si  consolidano quindi e si confermano come un grande laboratorio diffuso di consumo critico e condivisione, humus ideale da cui partono sempre più iniziative in rete e nuove attività di autoimprenditoria verde.

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