Roma. Contestano Renzi, docenti e sindacalisti finiscono in Questura

Roma. Contestano Renzi, docenti e sindacalisti finiscono in Questura

Un nutrito gruppo di insegnanti di ruolo e di precari si era dato appuntamento questa mattina in Piazza della Repubblica per contestare, da lontano visto il divieto della questura, il premier Renzi che a via Nazionale festeggiava il suo primo anno di governo parlando della scuola.
Al termine del presidio la polizia presente in massa ha proceduto alla identificazione di molti dei presenti ed ha portato in questura due dirigenti sindacali dell’USB rei di aver cercato di avvicinarsi ai giornalisti che gremivano il parterre di Renzi, per consegnare loro un comunicato che spiegava i contenuti della protesta.

“Sono ormai quotidiane le iniziative repressive nei confronti di chiunque osi contestare Renzi e le sue iniziative di smantellamento di tutto ciò che è pubblico, scuola in testa. La USB – dichiara in un comunicato l’organizzazione sindacale – chiama tutti alla massima mobilitazione per rompere con questo clima repressivo e respingere i provvedimenti del governo come il Jobs Act, la riforma della scuola e quella della pubblica amministrazione. La prima forte azione di contrasto nazionale sarà la manifestazione nazionale del 28 febbraio a Milano proprio su questi temi e a cui l’USB parteciperà in massa”.

Scrive l’Usb scuola in un comunicato diffuso nel pomeriggio:

Bella e partecipata la manifestazione a piazza della Repubblica, nonostante fosse domenica con l’allerta meteo lanciato ieri su Roma, preparata nel completo silenzio stampa.

Stampa che accorsa ai festeggiamenti di Renzi supinamente riprendeva l’ennesimo monologo del premier e del suo Ministro dell’Istruzione, nella peggior tradizione dei videogiornali dell’Istituto Luce ma qualcosa non ha funzionato.

Sicuri della loro “forza”, convinti di un consenso che invece nella scuola non c’è, non avevano previsto che qualcuno alzasse il dito e chiedesse la parola.

Precari, studenti e lavoratori della scuola sono riusciti a far sentire la loro voce, ad assolvere alla responsabilità: dire che la scuola pubblica E’ distrutta e la “Buona Scuola” completerà l’opera!

Visto che la Stampa non veniva da noi, noi siamo andati da loro.

Denunciamo l’arroganza degli apparati della sicurezza nella sala PD, nessuno di loro si è identificato come appartenente alle forze dell’ordine, nè quando si sono rivolti contro i nostri colleghi e compagni precari ma, soprattutto, per le minacce fatte ai giornalisti e ai reporter affinché non pubblicassero nulla dei fermi effettuati nei confronti dei due nostri dirigenti di USB-PI, “accompagnati” in Questura per essere identificati fino alla fine della “kermesse” del Premier.

Noi non ci sorprendiamo, sappiamo che l’arroganza e la repressione di questa mattina vive tutti giorni nelle nostre scuole, con dirigenti sempre più sceriffi e accoliti istupiditi da promesse di vantaggi personali.

Noi non ci stiamo!

  • Vogliamo il rinnovo del contratto con l’aumento di stipendio e la riduzione dell’orario di lavoro e dell’età pensionabile.
  • Vogliamo la stabilizzazione di tutti i precari oltre ad altri 250 mila posti di lavoro.
  • Difenderemo la libertà d’insegnamento, la democrazia e la dignità che la Costituzione riconosce ad ogni lavoratore e ai suoi figli.
  • Basta con i ricatti della Troika e i suoi galoppini

Il 28 febbraio saremo a Milano perché la mobilitazione non si ferma e contro il Job Act, la “Buona Scuola e la “riforma” della Pubblica Amministrazione, lavoratori, precari, giovani e studenti manifesteranno insieme.

Pubblichiamo il comunicato che lo staff del premier voleva impedirci di dare alla stampa.

1com

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