Intervista esclusiva a Manuel Zelaya, il presidente deposto dell’Honduras

manuel-zelaya-anp-8422299 12di Jean Araud | michelcollon.info

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Dopo il colpo di stato del 2009, l’Honduras è divenuto uno dei paesi più violenti al mondo. Roberto Micheletti, il presidente imposto al momento del golpe, come anche il successore Porfirio Lobo, sebbene eletto in elezioni popolari, non sono stati inizialmente riconosciuti da nessuno dei paesi dell’America Latina. Il Journal de Notre Amérique offre ai suoi lettori una conversazione con il presidente costituzionale dell’Honduras Manuel Zelaya, realizzata da Jean Araud, corrispondente di Investig’Action a Caracas.

Signor Presidente, lei è stato vittima di un colpo di stato. Aveva dichiarato di essere di sinistra, distante da Washington e che avrebbe acconsentito all’Honduras di entrare nell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana. Quando il colpo di stato ebbe luogo, Chavez mostròuna grande preoccupazione. Lei ha parlato spesso con i suoi amici. Quali sono i suoi ricordi del Presidente Chavez?

Chavez è un prodotto della storia. Le dinamiche sociali altro non sono che l’interrelazione tra le condizioni di vita degli esseri umani. Questo ha creato Chavez. Sono le condizioni di sottomissione, la povertà, la dipendenza, un’egemonia esercitata su tutta l’America Latina in un clima favorevole alla guerra civile.

E lei sa in quale forma… vanno considerate le dinamiche sociali o come è meglio dire, la dialettica, la forma nella quale avanza l’essere umano. L’oppressione produce un rivoluzionario che diventa liberatore. Ecco Chavez, un rivoluzionario del XXI secolo. Fidel è stato il rivoluzionario del XX secolo. Anche se non trascuriamo i meriti di Fidel in questo secolo, Chavez è stato un rivoluzionario del XXI secolo. Ci ha insegnato ad organizzare le elezioni per sconfiggere l’impero con le sue stesse armi, con i suoi sistemi. Ha elevato la dignità di un popolo e cancellato le frontiere… Chavez ha eliminato le frontiere perché credeva nella solidarietà internazionalista. Ha internazionalizzato la solidarietà. Ha parlato dell’umano. Si è riunito con i popoli arabi, il popolo palestinese, gli oppressi. Chavez è una personalità di cui non è ancora possibile misurare le dimensioni.

Col passare degli anni, possiamo calcolare non la sua dimensione messianica ed anche “profetica”, ma l’importanza della sua eredità, delle lezioni che dobbiamo trarre dalla vita di Chavez. Ha creato una dinamica sociale, una forza che oggi ci permette di avanzare. Come nella mitologia greca, è un Icaro che va verso il sole nella speranza di abbracciarlo e che, sciolte le ali, muore, lasciando però una traccia nello spazio, nell’universo. Un segno che dobbiamo seguire. Questo è Chavez.

Ci può riassumere l’attuale situazione dell’Honduras?

Abbiamo un livello di povertà del 73%. La povertà è aumentata negli ultimi cinque anni, con persone che vivono con meno di un dollaro al giorno. Ciò è grave. Inoltre, oggi siamo al primo posto fra i paesi più violenti al mondo, prima di Iraq e Afghanistan. I massacri, le morti, gli omicidi, le torture, gli assassinii sono quotidiani. La Commissione inter-americana ha appena presentato una specifica relazione su questo argomento, segno dunque che non ignora la situazione. Allo stesso tempo, l’Honduras è governato da un partito di destra ultra conservatore, diretto dagli Stati Uniti.

Le politiche di sicurezza in Honduras sono direttamente appoggiate da Stati Uniti e Pentagono. Questo ci preoccupa molto, perché invece di rafforzare lo stato democratico e lo stato di diritto, questa situazione accentua la violenza e la barbarie. La politica attuata in Honduras ha portato alla disarticolazione del paese e non all’unificazione, né alla creazione di un sistema democratico

Come possono ipaesi della Nostra America aiutare a risolvere la crisi in Honduras?

Infatti, la politica di intervento statunitense è aumentata invece di diminuire. L’aggressione contro il Venezuela si è rafforzata… come la violenza in Messico… Il Procuratore generale degli Stati Uniti [equivalente del ministro della giustizia, ndt] ha creato due programmi. Uno si chiama “Catway” e l’altro “Fast and Furious”, uno da applicare in Messico e l’altro in Honduras per mettere migliaia di armi a disposizione della criminalità organizzata, al fine di rafforzarla. Vi potete immaginare! E’ stato effettuato un sondaggio negli Stati Uniti su questo tema.

Non penso che l’atteggiamento dominante degli Stati Uniti nei nostri confronti diminuirà. Ma credo che i popoli dell’America Latina abbiano acquisito una maggiore coscienza politica, quindi una più marcata disposizione alla resistenza. Dobbiamo organizzarci per difendere noi stessi e soprattutto per proporre una soluzione al modello economico che ha impoverito gran parte della nostra regione. Salutiamo la resistenza pacifica dell’America Latina contro l’interventismo e l’aggressione nordamericana ed europea e contro le grandi [imprese] transnazionali di queste regioni… Noi crediamo che la strada migliore passi per l’unità e l’integrazione. Non c’è altra cosa da fare che creare dei blocchi di opposizione che ci consentano di negoziare, di sederci ai tavoli di discussione e agli incontri per il negoziato. Perché non c’è alcun segnale che indichi che gli Stati Uniti desisteranno dalle loro richieste.

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