In Parlamento la discussione sul riconoscimento dello Stato Palestinese

In Parlamento la discussione sul riconoscimento dello Stato Palestinese

Giovedi alla Camera dei Deputati è prevista la discussione sulla politica estera italiana. Sul dibattito incombe indubbiamente la crisi in Libia, ma il ministro degli Esteri Gentiloni e la stessa Camera dovrebbero avere sul tavolo della discussione anche diverse mozioni presentate da varie forze politiche (Sel, M5S, Lega, Psi) che chiedono il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia. Il voto sulle mozioni dovrebbe avvenire venerdi. Roma infatti è uno dei pochi paesi che ancora si ostina a non procedere sulla strada aperta ormai da decine di paesi, anche aderenti all’Unione Europea.
Il 29 novembre 2012, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 138 Stati, Italia compresa, hanno votato a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina.
Il 30 ottobre 2014 il Governo Svedese ha riconosciuto bilateralmente lo Stato di Palestina e il 31 ottobre 2014 lo ha fatto la Camera dei Comuni inglese a larga maggioranza.
Analoghe iniziative a quelle della Camera dei Comuni britannica, sono state prese dai Parlamenti di Irlanda, Spagna e Belgio, Francia, Portogallo ed Lussemburgo. Il Parlamento Europeo ha riconosciuto lo Stato di Palestina.
Attualmente, 135 Paesi riconoscono lo Stato di Palestina, tra questi diversi membri dell’Unione Europea: Svezia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Cipro, Slovacchia, Ungheria, Malta, Polonia e Romania.
L’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) sono ormai più di venti anni – dal 1993 – che tratta con Israele, firmando diversi accordi, tra cui la dichiarazione dei principi di Oslo, l’accordo di Washington e tanti altri, che prevedevano la nascita dello Stato di Palestina sui Territori Occupati nel 1967 cioè sul 22% della Palestina storica, ma che Israele ha sistematicamente impedito..
Ultimamente, l’Olp ha accolto anche l’invito statunitense a ritornare al tavolo del negoziato, con le garanzie statunitensi che entro nove mesi sarebbero state discusse tutte le questioni per arrivare alla soluzione finale con la nascita dello Stato Palestinese. Malgrado l’impegno americano e le sue garanzie, Israele ha continuato i sui piani di costruzione e di estensione delle colonie illegali, il che ha ostacolato ogni possibilità di giungere ad una soluzione. E’ nell’ordine delle cose che il popolo palestinese, veda riconosciuto il diritto inalienabile a costruire il suo Stato indipendente e sovrano sulla sua terra.
Ma in Italia sia per le pressioni dell’ambasciata israeliana e della invadente lobby sionista, sia per l’opportunismo storico del Pd e l’ostilità di Forza Italia, questo passo ancora non ha visto luce. Il Pd in modo particolare continua a subordinare il riconoscimento dello Stato palestinese al ritorno dell’Olp ai negoziati con Israele (medesima impostazione della risoluzione approvata dalla Spagna di Rajoy), ben sapendo che i negoziati non hanno finora prodotto alcun risultato se non quello di vedere il governo di Tel Aviv infischiarsene della legalità internazionale e procedere come un bulldozer ll’estensione degli insediamenti coloniali sul territorio palestinese.
Giovedi dunque se ne dovrebbe discutere in Parlamento per votare venerdi, ma le incognite sono ancora numerose e pesanti, soprattutto se il veto del Pd ad ogni risoluzione che somigli pur lontanamente a quelle approvate dal Parlamento Europeo o da altri Stati, ipotecano la stessa possibilità che vengano presentate le mozioni.
“Il nostro auspicio ed appello ai rappresentanti del popolo italiano, di questo grande paese, amico storico del popolo palestinese, e di tutte le cause della giustizia e della pace nel mondo, è di votare a favore del riconoscimento dello stato di Palestina. Uno Stato sovrano che possa contribuire alla stabilità e alla pace nella regione e nel mondo” scrive in una nota diffusa a tutti i parlamentari l’ambasciata palestinese in Italia. Ci auguriamo che questo auspicio trovi questa volta orecchie ed atti disposti a realizzarlo. Ma conoscendo bene il bestiario politico italiano non possiamo che nutrire dei seri dubbi.

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