Il voto divide. Il voto non è il volto

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di Rosaria Gasparro*

Non ho dato voti. Credo nella scuola del gratuito e del piacere d’imparare fine a se stessa. Oggi ci sono gli scrutini e bisogna scendere a patti, bisogna aggirare i numeri, sgretolarli nella loro fissità, prenderli in giro. Daremo i numeri senza valore, senza crederci. I bambini e le bambine della mia classe sanno che i voti non servono nè per crescere nè per imparare. L’ex voto, senza promesse, senza merce, senza grazia ricevuta per abolire la numerologia applicata ai bambini.

Questo è quanto avevo scritto lo scorso anno e che gira in rete sotto mentite o anonime spoglie…

«Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.

Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.

Il voto è un numero imperfetto che non conosce la differenza delle grandezze che pretende di misurare. Il voto ignora la ragione sociale e respinge i più fragili, senza dire nulla del possibile.

I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.

I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.

La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza contro il voto all’umano».

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