LA GERMANIA È PRIMA IN TUTTO, FORSE

  • La Germania è prima in tutto, forse

I primati della Repubblica Federale si basano su statistiche rivedute e corrette. Dalla potente associazione degli automobilisti alle agenzie per il lavoro, ecco i numeri fai da te per farsi belli.

di Corrado Lampe  – la città futura

Circa un anno fa un enorme scandalo ha sconvolto i tedeschi. In Germania i giornali ne parlano ancora oggi, mentre in Italia praticamente nessuno se ne è occupato, salvo qualche testata minore ed una manciata di blog, ma senza comprenderne la portata. Tutto era partito dall’annuale assegnazione da parte dell’ADAC, l’equivalente tedesco del nostro ACI, del premio “Angeli Gialli” – giallo è il colore delle tute dei meccanici che operano per il soccorso stradale – per i modelli automobilistici più amati dai tedeschi. La prima, piccola notizia, tra l’altro l’unica che ha fatto breccia nel nostro paese, fu che al numero dei votanti era stato aggiunto alla fine uno zero, da 3409 a 34090. Sembrava poca cosa, ma fino ad un certo punto. Per decenni ad occupare i primi posti c’erano Volkswagen e BMV, nonostante il fatto che alcuni modelli giapponesi vendessero di più di alcuni premiati modelli teutonici equivalenti.

Giornalisti investigativi, roba del genere in Germania ancora esiste, iniziarono a fare le pulci all’ADAC, scoperchiando un vero e proprio vaso di Pandora. Tutte le statistiche relative alle attività risultavano in qualche modo manipolate e manomesse a proprio vantaggio, e come se non bastasse altre magagne sono saltate fuori, provocando un’ondata di indignazione tra gli oltre diciotto milioni di iscritti.

Centinaia di migliaia di soci hanno restituito la tessera ed hanno giurato solennemente di non voler avere più a che fare con quella manica di ladri e corrotti. Ma la crisi è rientrata ben presto entro limiti rassicuranti. Del resto l’ADAC è una delle più potenti ed incisive lobby in Germania, capace di intimidire qualsiasi politico che solamente pensi di poter prendere decisioni relative al trasporto automobilistico privato. Ne sa qualcosa Horst Seehofer, l’attuale Primo Ministro della Baviera, il quale si era messo in testa di introdurre un pedaggio per le autovetture sulle autostrade tedesche che attraversano il territorio di sua competenza: è stato letteralmente fatto a pezzi da testate giornalistiche di ogni genere e da un coro di suoi colleghi, il tutto sotto l’occulta, ma non tanto, regia dell’ADAC. Anche ogni tentativo del governo federale di introdurre sulle autostrade un limite massimo di 130 Kmh, come nel resto d’Europa, è stato sempre soffocato sul nascere.

Questo scandalo ha avuto però anche un effetto inaspettato che va oltre i limiti del mondo automobilistico, nel momento in cui si è cercato di capire quanto fossero attendibili statistiche, rilevamenti demodossologici e test di qualità. In questo modo tra i tanti altarini che sono stati scoperti, è diventata di pubblico dominio un’altra sfacciata truffa statistica.

Nonostante si vociferasse da anni della dubbia validità del sistema di sussidi sociali e della gestione in genere della disoccupazione introdotta dal socialdemocratico Schröder nel 2002, nota sotto il nome di “Harz IV“, solo ora si è messa pubblicamente sotto una lente d’ingrandimento critica l’intera baracca, tanto che anche all’estero, tra lo stupore generale, si è venuto a sapere che la Germania pubblica da anni dati falsati sul numero dei propri disoccupati.

Il fatto non è di importanza secondaria, perché da questa falsificazione deriva alla Germania tanta ammirazione ed autorità globalmente riconosciuta. Basterebbe dare un’occhiata agli stessi dati statistici ufficiali della Repubblica Federale di Germania per rendersi conto che c’è del marcio.
Dal 2002 al 2006, anno dello scoppio della crisi dei subprime, il numero dei disoccupati cresce dal 9,8% al 10,8. Negli anni in cui la crisi investe il nostro continente, il numero dei disoccupati tedeschi inizia sorprendentemente a calare, dal 9% del 2007 allo straordinario 6,7% del 2014, un dato sul quale si fonda lo splendente mito della Germania prima della classe, rigorosa, onesta, precisa ed esemplare, tutta da imitare.

Nel 2013 la corte dei conti federale, un organo consultivo, senza poteri reali, ha stilato al termine di una approfondita indagine un lungo rapporto dal quale emerge in modo chiaro che le varie agenzie del lavoro, quelle che gestiscono il sistema “Harz IV”, manipolano i dati e fanno sparire dalla scena un gran numero di disoccupati, arrivando a dimezzare il dato reale. Quel rapporto per lungo tempo è stato tenuto segreto, ma, vista la nuova aria che tira, ora trapelano i particolari.

Ora si sa come veniva raggiunto l’obiettivo: in parte con equilibrismi lessicali ed in parte con carte false. Nella statistica ad esempio rientravano esclusivamente “persone prive di qualsiasi occupazione”, mentre ne uscivano coloro i quali erano “alla ricerca di un’occupazione”. La scusa è semplice: per ogni curriculum inviato ad una ditta, il disoccupato riceve il rimborso delle spese postali ed un emolumento di 5 euro. Dato che chi riceve dei soldi per fare qualcosa, viene escluso dalle statistiche dei senza lavoro. Incredibile ma vero.
Poi ci sono le carte false: ogni persona che si registra presso la sede locale dell’agenzia federale per il lavoro, viene solitamente invitato, anzi, prima o poi costretto, a partecipare a qualche corso di aggiornamento professionale, gestito da società appositamente fondate e diffuse a centinaia su tutto il territorio nazionale. Così succede che un grafico debba fare un corso per usare Photoshop, con lezioni impartite da qualche altro disoccupato che se ne intende molto meno di lui. Ma per subire questa umiliazione deve firmare un contratto che gli dà diritto al fantastico emolumento di un euro l’ora. Dato che l’agenzia gli paga l’affitto di casa, ma solo se costa meno di 400 euro, l’assicurazione sanitaria e la previdenza, per l’agenzia è occupato e basta.

Si aggiunga che nei conteggi sono contemplati solamente i disoccupati mediati dall’agenzia federale ma non ci sono quelli mediati da agenzie private oppure quelli che ricevono il primo anno di sussidio dopo la perdita del posto, una specie di cassa integrazione.

Ma quanti saranno allora i disoccupati in Germania?
Difficile dirlo.
C’è addirittura chi parla di 17 milioni di disoccupati e sottoccupati, ma comunque la gran parte delle fonti afferma che il dato reale dei disoccupati è almeno il doppio. Questa incertezza potrà sorprendere chi conosce solo superficialmente la Germania, un grande paese che non sa nemmeno con esattezza quanti abitanti ha, non essendo più riuscito ad organizzare un censimento della popolazione come si deve; ma poco importa, tanto le cifre si possono inventare.

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