Spagna, tra “rigenerazionismo e lotta di classe. Una analisi su Izquierda Unida e Podemos

Il progetto politico di Podemos ha iniziato ad articolarsi circa un anno fa e da quel momento il tempo politico, in Spagna, ha accelerato; l’aspetto più discusso dei cambiamenti che si sono verificati e, soprattutto, di quelli che promettono di verificarsi nei prossimi mesi, è riferito alla rottura del tradizionale bipartitismo e, pertanto, dell’alternanza al governo tra conservatori (UCD e PP) e socialdemocratici (PSOE), che è stata abituale dall’inizio della transizione (dalla dittatura franchista all’attuale sistema, N.d.T.) in Spagna. Le nuove aspettative consentono di pensare che il terzo partito in lizza possa arrivare a far parte di diversi governi locali, regionali o di quello nazionale, modificando politicamente i rapporti di forza sociali in favore delle classi popolari. Questo nuovo attore politico propone alternative classiche della sinistra, che avrebbero, se mantenute da posizioni di governo, l’effetto di un certo terremoto politico.

Ma per il momento e fino a quando si confermeranno le aspettative create e si vedranno i risultati, ad essere già un fatto è la modificazione in profondità del panorama esistente fino ad un anno fa della sinistra politica in Spagna, che può essere condensata in due fenomeni; il primo riguarda Izquierda Anticapitalista (partito trotzkista uscito da Izquierda Unida nel 2008, N.d.T.) con la sua acquisizione, da una parte, di influenza politica e sociale e di posizioni istituzionali che mai aveva avuto e, dall’altra, con la sua trasformazione da partito a movimento, nel mese di gennaio, per evitare il veto imposto all’ingresso di suoi membri negli organismi dirigenti di Podemos. Il secondo fenomeno, di maggiore portata, è la prevedibile emarginazione elettorale di Izquierda Unida, con un’improvvisa interruzione della sua tendenza alla crescita e la creazione di forti tensioni al suo interno, che potrebbero portarla a perdere parte dei suoi quadri e dei suoi dirigenti e che potrebbe finire per approfondire ancora di più la sua irrilevanza, fino al punto da mettere in pericolo la sua stessa esistenza.
Bisogna riconoscere, innanzitutto, che le analisi realizzate man mano che si sviluppava questo processo, in molti casi sono divenute obsolete di fronte alla fluida trasformazione delle condizioni che si verificava.

Una prima percezione da sinistra del fenomeno Podemos, era che questo cercava di rappresentare politicamente lo spirito del 15-M (Movimento degli indignados, N.d.T.) e che, irrompendo nello scenario politico spagnolo avrebbe creato una nuova divisione nella sinistra, una frammentazione che avrebbe sottratto un certo spazio politico a IU, senza metterne in pericolo il ruolo egemonico a sinistra del PSOE. Per le origini che rivendicava ed i modi di fare politica che prometteva, si pensava che Podemos avrebbe avuto un ruolo simile a quello dei Verdi tedeschi al loro inizio, un’organizzazione politica (inizialmente Podemos si presentava come anti-partito) con nuove forme di orizzontalità, partecipazione e democrazia diretta; la giustificazione della sua esistenza si sarebbe trovata nel modo di agire, non in un programma che somigliava molto a quello di IU.

La prima sorpresa fu il risultato elettorale delle europee del maggio 2014: Podemos, praticamente, eguagliava di colpo la rappresentanza ottenuta da IU; la frammentazione della sinistra si era consumata ma, nonostante il blocco delle aspettative di crescita di IU, essa aveva triplicato i suoi risultati in queste elezioni. Dato che si era consumata la divisione della sinistra a livello organizzativo e di rappresentanza, era sensato pensare alla possibilità di patti che rimarginassero un po’ questa crepa. La situazione era tale che IU non poteva continuare a pensare a condizioni di egemonia nella sinistra e, pur essendo la decana tra le organizzazioni in questo campo, avrebbe dovuto venire a patti con Podemos; la mano tesa da IU arrivò quasi nello stesso momento in cui si conobbero i risultati delle europee, ma Podemos decise che le sue aspettative elettorali la portavano a rifiutare quei patti tra organizzazioni e proseguire autonomamente nella sua traiettoria.

A partire da quel momento, due evoluzioni in Podemos iniziarono a cambiare profondamente la situazione. La prima evoluzione fu un fenomeno interno a Podemos: in primo luogo, si consolidò un progetto di partito classico, abbandonando l’iniziale posizione anti-partito e, in secondo luogo, si cristallizzò un nucleo dirigente intorno al gruppo di professori universitari che aveva fatto da promotore e questo contese il controllo totale dell’organizzazione a Izquierda Anticapitalista (l’altro epicentro inizialmente promotore di Podemos), emarginandola totalmente dalla direzione del partito. In questo processo, si abbandonarono gli iniziali ed effimeri tratti d’identità che legavano Podemos al 15-M: Podemos voleva presentarsi ora come il rappresentante collettivo più ampio, quello di tutti coloro che erano danneggiati e disillusi dagli effetti della crisi e dal sistema di corruzione generalizzata imperante; si trasformava rapidamente in un partito pigliatutto che cercava di pescare elettoralmente in tutto lo spettro politico, per raggiungere una maggioranza che lo convertisse in reale opzione di governo. La speranza di vincere con un progetto rigenerazionista rimpiazzò la speranza di rappresentare il 15-M e le sue forme e Podemos vide crescere vertiginosamente il suo appoggio elettorale. A sua volta, questo cambiamento implicava l’accentuarsi del discorso di non definirsi né di sinistra, né di destra, di mantenersi nell’ambiguità, evidenziando il suo carattere rigenerazionista.

Fu un successo: i diversi settori che cominciavano ad appoggiarlo, vedevano in Podemos quel che volevano vedere, i settori di sinistra lo vedevano come tale, quelli di centro o i socialdemocratici preferivano vedere le sue proposte rigenerazioniste in politica. La questione è che con tale strategia, le aspettative elettorali iniziarono a crescere come schiuma ed in poco tempo non solo Podemos si allontanava da IU nelle intenzioni di voto e ne accentuava la marginalità, ma sorpassava il PSOE e, in alcuni sondaggi, arrivava a presentarsi come il partito più votato.

In questa situazione, il problema delle alleanze cambiava drasticamente. In senso relativo, IU si collocava rispetto a Podemos come prima era stato con il PSOE, in una situazione chiaramente minoritaria, senza capacità di condizionare possibili patti o neppure di ottenerli con la stella ascendente nel panorama politico spagnolo.
Anche le posizioni nelle altre organizzazioni politiche della sinistra cambiavano secondo l’evoluzione interna e di aspettative elettorali di Podemos. Come indicavamo sopra, Izquierda Anticapitalista è stata uno degli epicentri promotori del progetto di Podemos; si tratta di un’organizzazione di sinistra piccola, di quadri, ma assolutamente marginale elettoralmente; si era scissa da IU quando il suo referente europeo, il Nuovo Partito Anticapitalista francese iniziò a raccogliere successi che poi si dimostrarono effimeri. Aderì alla possibilità di creare Podemos come maniera di connettersi, dalla sua posizione minoritaria, all’impulso proveniente dal 15-M e ci riuscì, ma la sua situazione, all’interno di Podemos, iniziò ad incontrare difficoltà: l’altro epicentro promotore, quello strutturato intorno all’iperleaderismo di Pablo Iglesias, decise di esercitare un controllo ferreo ed esclusivo sull’organizzazione e di emarginare Izquierda Anticapitalista dagli organismi dirigenti attraverso l’espediente di proibire il doppio tesseramento, il che ha obbligato IA a trasformarsi da partito a movimento.

Ora Izquierda Anticapitalista ha alcuni dei suoi leader popolari all’interno di Podemos ed il suo maggior successo, finora, è stato ottenere l’elezione ad eurodeputata di una sua militante, Teresa Rodríguez, che sarà anche testa di lista alle prossime regionali in Andalusia. IA rappresenta, a livello organizzativo, la tendenza a dotare Podemos di tratti d’identità chiaramente di sinistra, sembrava propensa a mantenere i tratti d’identità originari, derivati dal 15-M, come dimostrato nell’assemblea di fondazione di Podemos dell’ottobre 2014, in Piazza Vista Alegre e la sua situazione, pur avendo subito il tentativo di emarginazione all’interno del nuovo partito, è molto migliore rispetto a quella di un anno fa.
La situazione di IU è diventata, invece, ancora più drammatica. Da organizzazione egemone a sinistra del PSOE, da aspettative importanti di crescita che poggiavano sul malessere e sulle mobilitazioni prodotte durante la crisi, è passata ad una situazione a rischio di marginalità elettorale e ha visto come la crescita di aspettative di Podemos abbia attivato tensioni nuove e latenti al suo interno; respinte le sue proposte di alleanza, si vede minacciata da un’OPA da Podemos, che mette a rischio la sua esistenza.

IU ha sempre sofferto di problemi interni che, negli ultimi mesi, si sono acuiti, come nel caso dell’Andalusia con la divisione sull’alleanza di governo con il PSOE o, a Madrid, con lo scandalo delle carte di credito di Caja Madrid ma, pur essendo questi problemi gravi, le tensioni principali provengono dall’esistenza e dall’evoluzione di Podemos. Ridotta di nuovo ad un ruolo marginale, incapace di stabilire alleanze e vedendo come Podemos si trasforma in un partito maggioritario con possibilità di governare a vari livelli e di iniziare un cambiamento in profondità dei rapporti di forza sociali e delle politiche locali, regionali e nazionali, i quadri militanti di IU si trovano di fronte ad un dilemma angosciante.

Con tutti i suoi problemi interni, IU è un’organizzazione stabile, con un progetto politico ed un programma discusso e accettato da tempo dalla sua militanza, con chiari tratti identitari di sinistra, con legami stabiliti con il mondo operaio, con la sua appartenenza al Partito della Sinistra Europea e con le sue connessioni con altre organizzazioni a livello internazionale, è cioè frutto di un lavoro di molti anni, di una militanza preparata e di quadri qualificati e sperimentati in tutti questi anni di attività nell’organizzazione, nella società e nelle istituzioni, ma che per circostanze politiche ed errori propri si troverà emarginata da una possibilità di autentico cambiamento economico, sociale e politico in Spagna.
D’altra parte, il partito che può pilotare questo cambiamento, Podemos, è un’organizzazione molto eterogenea, poco stabile, ambigua nelle sue posizioni, con un’indeterminatezza a volte cercata e a volte imposta dalla voragine degli accadimenti su una molteplicità di temi chiave, con una scarsità di quadri d’esperienza, la cui fragilità potrebbe portarla su vie inattese quando si troverà in importanti posizioni istituzionali e dovrà definirsi rispetto a molti problemi e sfide.

Sembra che la militanza, i quadri e i dirigenti di IU si stiano dibattendo di fronte ad un grave dilemma; la questione sarebbe più semplice se ci fosse la possibilità di un’alleanza con Podemos o quella di entrarvi come partito, cosa consentita da IU in quanto federazione, ma Podemos ha chiuso a queste due possibilità e ha lanciato, dalla sua posizione di forza, un’OPA su Izquierda Unida, vale a dire sul fatto che avvenga un travaso di suoi militanti, quadri e dirigenti, come ha già iniziato a verificarsi.
Se si prescinde dalle semplici posizioni di patriottismo delle sigle, il dilemma posto si riassume in due posizioni: da una parte, mantenere IU e rimanere al suo interno con il duplice rischio di vedere l’organizzazione ridotta ad una presenza testimoniale e che in Podemos finiscano con il consolidarsi le posizioni rigenerazioniste, non necessariamente di sinistra, di fronte alla mancanza al suo interno di un numero sufficiente di militanti di sinistra convinti e capaci, il che significherebbe sprecare un’opportunità storica difficilmente ripetibile. L’esempio storico di questa situazione è quello del Patito Comunista Greco (KKE) che rimane fuori da Syriza e dal cambiamento storico che si sta dando in Grecia e che non offre neppure il suo appoggio per formare un governo.

Dall’altra parte, scegliere il travaso verso Podemos (concludendo l’esperienza di IU e, forse, del PCE) come organizzazione politica, per fornire tratti identitari e pratiche di sinistra irreversibili a Podemos, partecipando direttamente e dalla prima linea al cambiamento di rapporti di forza ed all’aspettativa di trasformazione economica, sociale e politica che si aprono in Spagna; il rischio, in questo caso, è che alla fine Podemos deluda le aspettative della sinistra e che, dopo un lungo periodo, la sinistra debba tornare a ricostituirsi quasi da zero. L’esempio storico, in questo caso, sarebbe il destino del PCI, con la sua dissoluzione che portò al PDS e la situazione penosa dei comunisti e della sinistra n Italia.

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