Governo Renzi, parlamento umiliato, deriva autoritaria

renzi alfano ditoPartito Comunista d’Italia – Veneto
In questi giorni, in Parlamento, stiamo assistendo a una rappresentazione penosa ed estremamente pericolosa per la democrazia. Un insieme di deputati “eletti” grazie a una legge elettorale dichiarata incostituzionale nei suoi punti fondamentali sta stravolgendo la Costituzione. Lo sta facendo su imposizione del governo, in fretta e furia, tra una rissa e l’altra, durante sedute ad oltranza, senza discussione, di fronte a un’aula semivuota per l’assenza delle opposizioni e la stanchezza (o l’indifferenza) dei presenti. Il Parlamento è ormai ridotto a un gruppo di personaggi che votano senza sapere cosa stanno facendo e le conseguenze delle loro decisioni. L’importante è correre e assecondare la volontà di un primo ministro che si è circondato da ministri di dubbia capacità. Stanno riformando il paese, ci dicono, e andranno avanti comunque, costi quel che costi. Renzi, a questo proposito, continua a non considerare e criminalizzare qualsiasi voce che si oppone al suo volere. Così si lascia andare a dichiarazioni populiste su future consultazioni plebiscitarie sul suo operato. Un’ulteriore, pericolosa umiliazione di un parlamento che, secondo lui, deve trasformarsi in un’assemblea che approva i suoi decreti.
Quelle imposte dal governo, più che riforme sono modifiche costituzionali profonde e improvvisate. Nuove regole che toglieranno spazi di democrazia e che, combinate con una legge elettorale (il cosiddetto “italicum”) che ripropone con modifiche marginali e peggiorative quelle norme del “porcellum” dichiarate incostituzionali (premio di maggioranza e preferenze), consentiranno a una minoranza del paese di governare con un potere quasi assoluto. È la trasformazione della democrazia in un sistema oligarchico con un parlamento diventato un simulacro di quello che dovrebbe essere. Siamo di fronte a una svolta autoritaria ancora più marcata rispetto a quella che denunciamo, come comunisti italiani, da tempo. E non si può non rimarcare come questa politica, che ha gravi connotazioni populiste e autoritarie proprie di una destra arrogante, sia diventata caratteristica peculiare di un partito, il PD, che viene, ancora oggi e nonostante tutto, rappresentato dai mezzi di informazione come appartenente a uno schieramento progressista. È bene, invece, sfatare questa rappresentazione che è, ormai, una vera e propria “leggenda metropolitana”. La dirigenza del PD ha trasformato quel partito in una organizzazione padronale, in una “ditta” comandata da una ristretta cerchia di fedeli a un capo che risponde ai poteri forti che lo hanno insediato nella poltrona di presidente del consiglio.

Quanto si apprende su “favoritismi” e fughe di notizie delle quali avrebbero goduto personaggi vicini al governo non fa altro che confermare le preoccupazioni per una pratica di potere e sottogoverno che nulla ha a che vedere con la tradizione più nobile della sinistra italiana. Ci riferiamo, e sono solo esempi recenti relativi alla decisione governativa di trasformare in società per azioni le banche popolari, alle “strane” (ma tempestive) compravendite di azioni di alcune di queste fatti da Davide Serra (definito finanziere di riferimento per il PD di Renzi) o alla posizione “scomoda” del padre di Maria Elena Boschi (ministro delle riforme costituzionali), vicepresidente della Banca Popolare dell’Etruria interessata dal decreto di riforma delle banche popolari varato dal governo e commissariata da Bankitalia qualche giorno fa.

Oggi il governo di Renzi e i parlamentari che lo sostengono sono pericolosi per la tenuta democratica del paese. Non è dichiarando una ipotetica rottura del “patto del Nazareno” e una pretesa sconfitta di Berlusconi (dovuta anche a un suo declino naturale) che si può passare per essere ancora di sinistra e paladini della democrazia. Questo non può essere e non è vero, dal momento che molte delle politiche contrarie agli interessi di chi vive del proprio lavoro e che erano caratteristiche del berlusconismo e della destra, hanno trovato applicazione con il governo Renzi.

Ci domandiamo perché, di fronte alle immagini di violenze e risse che avvengono in istituzioni svuotate in tutti i sensi delle proprie prerogative e in presenza di uno stravolgimento della Costituzione da parte di personaggi eletti in una maniera dichiarata incostituzionale, il nuovo presidente della repubblica mantenga una posizione defilata e non dica nulla. Ci domandiamo anche perché non ci sia la dovuta attenzione e mobilitazione da parte delle maggiori organizzazioni sindacali che sono state per decenni in prima linea nella difesa della democrazia e delle istituzioni. Facciamo appello ai partiti di sinistra, alle forze sociali e alle associazioni democratiche, a tutti coloro che ancora si richiamano alla Costituzione nata dalla Resistenza, di unirsi e battersi per fermare la deriva autoritaria nella quale, personaggi di governo che fanno dell’arroganza e dell’incompetenza modelli a cui si ispirarsi, stanno precipitando il paese. Uniamo le forze, senza polemizzare su piccoli distinguo o sulle virgole di qualche dichiarazione. Facciamolo anche a partire dalle prossime elezioni regionali. Non si può continuare in posizioni ambigue che perdere tempo e dignità tentando accordi con un PD veneto e una candidata alla presidenza della regione (Alessandra Moretti) che sono espressione della politica portata avanti da Renzi sempre più arrogante, populista e insofferente alle critiche.

Nella lotta in difesa della Costituzione e per la sua piena attuazione, la sinistra deve agire unita. Noi comunisti ci siamo.

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