80 miliardari come 3,5 miliardi di poveri

Win­nie Bya­my­ima è la donna che al recente Davos dei potenti rap­pre­sen­tava il con­tro­canto dei poveri; Bya­my­ima è infatti il diret­tore ese­cu­tivo di Oxfam Inter­na­tio­nal, la coa­li­zione di Ong che lot­tano con­tro la care­stia e la fame nel mondo. Win­nie Bya­my­ima è con­di­ret­tore del Forum di Davos dall’anno scorso e quest’anno si è pre­sen­tata con un con­teg­gio sen­sa­zio­nale. Il suo tema forte è la disu­gua­glianza nel mondo. Que­sta moda­lità dell’economia, da sé sola, è causa di milioni di morti ogni anno; potrebbe senza ecces­sivi sforzi essere supe­rata, pur­ché non venisse meno la volontà di rag­giun­gere que­sto risul­tato. L’uno per cento degli umani, molto ben rap­pre­sen­tati al Forum di Davos, dispo­neva alla fine del 2014 del 48% della ric­chezza mon­diale. Ogni adulto ricco ricom­preso in tale ari­sto­cra­zia risul­tava disporre in media di 2,7 milioni di dol­lari. Alcuni for­tu­nati o molto capaci, come si vedrà, dispo­ne­vano natu­ral­mente di molto di più. In com­plesso la com­pa­gine era in netta risa­lita. Solo 5 anni prima, nel 2009 la parte di ric­chezza mon­diale appar­te­nente allo stesso uno per cento valeva solo il 44%. Negli anni di crisi i ric­chi ave­vano dun­que dato il meglio di sé, ave­vano mostrato le pro­prie capa­cità e come esem­pio per tutti ave­vano saputo cre­scere del 4%. Non diremo cha abbiano saputo sfrut­tare la crisi, o addi­rit­tura che l’abbiano pro­vo­cata, per­ché que­sto è un pec­ca­mi­noso pen­siero com­plot­ti­sta. È certo però che nella nuova pro­spet­tiva inter­na­zio­nale il trend spet­ta­co­lare dell’uno per cento dei ric­chi potrebbe rag­giun­gere e supe­rare il 50% della ric­chezza del mondo nel 2016.

Sem­bra di capire che la severa repri­menda dell’Oxfam, i ric­coni la inten­dano in senso capo­volto, come fosse l’esortazione «Fran­cesi ancora uno sforzo» del mar­chese de Sade ai tempi della Grande rivo­lu­zione.
Alla dichia­ra­zione di Oxfam è seguito un fan­ta­stico fuoco d’artificio di numeri, accom­pa­gnati da rifles­sioni e ragio­na­menti pro­fondi, impe­gni e pro­messe. Ne rife­ri­remo in parte poco più avanti. Ora però è oppor­tuno segna­lare che alcuni degli intel­let­tuali che seguono o scor­tano i re dell’economia e della finanza fino alla tra­di­zio­nale mon­ta­gna incan­tata cele­brata da Tho­mas Mann, pro­prio come gli scia­calli che fian­cheg­giano i grandi pre­da­tori, hanno cre­duto oppor­tuno svol­gere il pro­prio ruolo di pen­sa­tori e di cri­tici met­tendo in ridi­colo le cifre dell’Oxfam. Il loro intento non era quello di riven­di­care – cifre alla mano – l’intelligenza del mer­cato, cioè la for­tuna di disporre di una (o qual­che ) mano invi­si­bile a reg­gere tutto. Essi davano per scon­tato que­sto e iro­niz­za­vano sulla pos­si­bi­lità di arri­schiare pre­vi­sioni, come faceva Oxfam, in tempi tanto cala­mi­tosi. Gli eco­no­mi­sti davo­siani, per chia­marli così, vole­vano soprat­tutto togliere di mezzo il pen­siero fasti­dioso e ostile di chi sostiene, ormai nel nuovo mil­len­nio, le ragioni dei poveri. Ancora i poveri, pos­si­bile che si parli sem­pre dei poveri, due­cento anni dopo Mal­thus! L’accusa a Oxfam e ai pie­tosi col­le­ghi cul­tori dell’economia mise­ri­cor­diosa era che que­sti ultimi non tene­vano conto dell’esistenza di debiti a fianco degli attivi. In altre parole, le entrate delle per­sone nella finanza e nell’industria, in genere nelle atti­vità eco­no­mi­che, devono essere depu­rate dai debiti con­tratti che pos­sono a volte azze­rare o peg­gio ren­dere nega­tive le cosid­dette ric­chezze dei cosid­detti ric­chi. «Così — rispon­dono quelli di Oxfam — voi rite­nete che Bill Clin­ton e Hil­lary Diane Rod­ham Clin­ton, marito e moglie di una cop­pia noto­ria­mente inde­bi­tata, fos­sero più poveri di una fami­glia di con­ta­dini cinesi senza debiti?» Ma andando oltre la pole­mica poli­tica, Oxfam – come rife­ri­sce l’articolo del New Yor­ker – accetta di depu­rare i ric­chi, scar­tando i debi­tori dall’insieme. Il risul­tato non cam­bia di molto.

Le sta­ti­sti­che sui ric­chi e sui poveri di Oxfam e sulla loro dispa­rità sono due, una più impres­sio­nante dell’altra. La prima è quella segna­lata più sopra e che riguarda la ripar­ti­zione della ric­chezza tra ric­chi e poveri: l’uno per cento più ricco della popo­la­zione mon­diale adulta e tutta la popo­la­zione mon­diale adulta, ric­chi com­presi. In altre parole, la spro­por­zione — tal­mente evi­dente — con­si­dera che l’uno per cento degli umani adulti ha una ric­chezza che equi­vale a quella del 48% di tutti gli adulti del genere umano. Se le cose andranno avanti senza scarti, se le curve non cam­bie­ranno tra­iet­to­ria nel 2016 l’uno per cento della popo­la­zione mon­diale avrà rag­giunto e supe­rato la ric­chezza della metà del genere umano. Dif­fi­cile dire se il risul­tato verrà magni­fi­cato come un suc­cesso del mer­cato e del capi­tale, un pri­mato spor­tivo e umano glo­rioso, oppure se ne saranno messi in luce gli aspetti con­trad­dit­tori: ridotto impe­gno dei più poveri, scarsa cre­scita delle occa­sioni per i gio­vani e i senza lavoro. Fer­miamo per un attimo l’attenzione sul dato attuale 2014, l’uno per cento che dispone del 48% della ric­chezza totale con una media indi­vi­duale per adulto di 2,7 milioni di dol­lari. Il 52% della ric­chezza glo­bale che rimane è tutt’altro che ripar­tita equa­mente. Infatti il 19% dei quasi ric­chi che tal­lo­nano il famoso uno per cento, dispone del 46% rima­sto, men­tre all’80 per cento della popo­la­zione com­ples­siva, pari a 5,6 miliardi di per­sone, testa più testa meno, resta circa il 5,5% rima­sto (il 6% per fare cifra tonda).

Oxfam fa notare come una distri­bu­zione della ric­chezza simile non sia solo ingiu­sta ma anche inef­fi­ciente. Ai poveri, a quasi tutti, man­che­ranno capi­tali per aumen­tare la pro­du­zione, incen­tivi e mar­gini per miglio­rare gli stan­dard di vita. Non sarà pos­si­bile o sarà molto dif­fi­cile, uma­na­mente costo­sis­simo, un rispar­mio indi­vi­duale o col­let­tivo. Ne risen­ti­ranno in modo assai grave l’istruzione, l’igiene, la salute, la spe­ranza di vita stessa delle popolazioni.

Oxfam, per bocca di Bya­my­ima, sug­ge­ri­sce sette punti d’intervento da svi­lup­pare subito, senza per­dersi in chiac­chiere. Si tratta in primo luogo di com­bat­tere l’evasione fiscale, pre­sente in ogni paese, regime e reli­gione. Se i ric­chi sono troppo ric­chi è per­ché non hanno pagato le tasse. Risulta che dei 1645 miliar­dari in dol­lari che For­bes ha clas­si­fi­cato, oltre un terzo ha ere­di­tato la pro­pria ric­chezza: in tutto il mondo le tasse di suc­ces­sione non fun­zio­nano o quanto meno favo­ri­scono gli stra­ric­chi. Occorre poi raf­for­zare i ser­vizi pub­blici, in modo par­ti­co­lare quelli che riguar­dano salute e scuola. Occor­rono poi più entrate pub­bli­che attra­verso tasse più eque e con­vin­centi. Serve inol­tre un sala­rio minimo che sostenga i red­diti di donne, gio­vani, anziani, per­sone senza lavoro. Le donne in par­ti­co­lare ma anche gli immi­grati devono otte­nere la parità di sala­rio per uno stesso lavoro. Serve poi una rete di sicu­rezza che con­senta ai poveri di soprav­vi­vere con dignità; quindi un tetto per cia­scuno, e poi cibo e acqua. Infine serve un piano gene­rale per com­bat­tere le disuguaglianze.

La seconda sta­ti­stica redatta da Oxfam è ancor più impres­sio­nante. Le asso­cia­zioni di Ong com­bat­tono la care­stia, la fame, e accu­sano ban­chieri e finan­zieri, indu­striali e ven­di­tori dei far­maci di gravi delitti e omis­sioni. Baste­rebbe poco per ovviare a molti guai, baste­rebbe l’intervento di pochi. Qui si svi­luppa la pole­mica. Si è fatto cenno al numero dei miliar­dari in dol­lari. Oxfam si serve delle clas­si­fi­che di For­bes che, a bene­fi­cio di qual­che distratto, è una rivi­sta men­sile con annesso un sistema di ricerca molto accre­di­tato, assai sti­mata in ambiente miliar­da­rio, che fissa il numero dei suoi let­tori pri­vi­le­giati in 1.645. Sono per­sone molto potenti, inse­rite nei gan­gli della poli­tica mon­diale, ben capaci di farsi valere, di sce­gliere e di proi­bire, di pro­cu­rare le guerre e fir­mare le paci, non solo nella finanza e nell’economia, loro ambiti pro­pri. Negli anni scorsi, nel 2010, 387 di loro aveva ric­chezze pari a quelle del mondo povero, metà di tutti i viventi, costi­tuito da 3,5 miliardi di per­sone. La ric­chezza della metà più povera del mondo, cor­ri­spon­dente a 3,5 miliardi di viventi, equi­va­leva a quella di 387 miliar­dari. Un fatto enorme, una misura del mondo intol­le­ra­bile. Que­sto però nel 2010. Dopo di allora, per effetto della crisi, le reci­pro­che con­di­zioni sono cam­biate rapi­da­mente. Non però con un deca­di­mento della forza finan­zia­ria dei miliar­dari, ma con un effetto oppo­sto, mag­giore ric­chezza dei miliar­dari – la ric­chezza dei primi 80 di essi è rad­dop­piata tra 2009 e 2014 – e con­tem­po­ra­neo disa­stro esi­sten­ziale della povera gente, di 3,5 miliardi per­sone, col­let­ti­va­mente prese, che certo hanno poco a che fare con borse e titoli deri­vati. Oggi è suf­fi­ciente la ric­chezza di 80 miliar­dari per pareg­giare sui piatti della bilan­cia glo­bale il peso di mezzo mondo, e non per modo di dire, ma facendo rife­ri­mento pro­prio a 3,5 miliardi di esseri umani.

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