Il nostro asilo nel bosco

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Il progetto “L’asilo nel bosco” nasce dall’incontro tra due realtà educative che da oltre quindici anni sono operative ricercando la maniera migliore di rispondere ai bisogni dei bambini: L’Emilio (www.lemilio.it) che gestisce un nido e una scuola dell’infanzia e fa parte del circuito internazionale di educazione alternativa Reevo (www.reevo.org) e l’Associazione Manes (www.associazionemanes.it) che si occupa di formazione e che coordina i progetti Community School una scuola primaria e secondaria e Maestri di strada un’iniziativa che lavora sull’abbandono scolastico.

Dopo un anno di sperimentazione presso la nostra scuola dell’infanzia che è situata all’interno del Parco della Madonnetta di Acilia, a Roma, abbiamo deciso, confortati dai risultati raggiunti e dall’entusiasmo di bambini e genitori, di trovare un contesto più adatto e così siamo sbarcati nella campagna di Ostia Antica, a due passi dal Tevere e dagli scavi, immersi in un paesaggio meraviglioso fatto di campi coltivati e boschetti incantevoli. La nostra scuola, che ospita venticinque bambini, trae ispirazione dalle esperienze di asilo nel bosco del nord Europa, dove sono diffusi da oltre cinquant’anni anni, e da altre teorie, come quelle di Montessori, Steiner, Agazzi, Freire e Rousseau, che si sono dimostrate efficaci in questi anni di intensa e appassionata sperimentazione. Non crediamo possano esistere metodi validi in tutti i tempi e in tutti i luoghi per questo attingiamo da diverse fonti per creare un modello educativo che sia efficace oggi nel nostro territorio.

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Educare all’aria aperta ci pare particolarmente funzionale ai nostri scopi in questo periodo in cui a livello scientifico si comincia a parlare di patologie legate al deficit di natura (Richard Louv, “L’Ultimo bambino dei boschi”), in un contesto in cui alcune attitudini innate del bambino quali la fantasia, l’immaginazione e lacreatività sono mortificate, in cui la curiosità viene imprigionata da rigidi schemi costruiti dall’adulto ed in cui tutto sembra ruotare intorno all’aspetto cognitivo rilegando in un cantuccio l’importanza della relazione e delle emozioni.

Abbiamo così costruito un progetto pedagogico e didattico che poggia su cinque basi fondamentali:

1. Lo spazio esterno come aula didattica privilegiata.
2. Una grande attenzione alla relazione, nella nostra scuola il rapporto educatore bambino è 1 a 9 e non 1 a 25 come nella scuola dell’infanzia tradizionale
3. L’esperienza diretta come principio cardine della didattica, come dice un proverbio giapponese molto caro a Bruno Munari e Gianfranco Zavalloni: ”Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara“.
4. L’importanza delle emozioni, si può vivere da adulti felicemente senza sapere i logaritmi o senza conoscere la struttura dell’atomo, non si può essere felici senza sapersi relazionare con l’altro e non sapendo amare.
5. Il gioco come veicolo didattico privilegiato e come strumento comunicativo maggiormente usato.

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Nella nostra impostazione che può sembrare alternativa non trascuriamo gli obiettivi consigliati dal ministero nelle Indicazioni Nazionali per la Scuola dell’Infanzia, anzi. Nei cinque campi d’esperienza su cui questo testo ci consiglia di lavorare il nostro approccio risulta, al termine di accurate osservazioni e valutazioni maggiormente efficace dell’impostazione vigente nella scuola italiana.

Lo è come facilmente deducibile nel campo d’esperienza corpo e movimentoperché lo spazio aperto rispetto a un’aula stimola di più lo sviluppo del corpo e dei suoi cinque sensi.

Lo è in quello della conoscenza del mondo perché pensiamo che sia meglio entrare in un pollaio o in un orto per conoscere la provenienza di un uovo e di un pomodoro piuttosto che sentirselo raccontare e perché per riconoscere il variare e le peculiarità delle stagioni sono più funzionali delle belle passeggiate rispetto ad un libro didattico dove colorare un albero spoglio autunnale o uno fiorito primaverile.

Lo è in quello denominato il sé e l’altro perché la costruzione della propria individualità passa attraverso esperienze ricche in cui il bambino possa mettersi in gioco e perché la socialità ha come presupposto fondamentale un ambiente sereno e una giusta vicinanza dell’educatore.

Lo è in quello Immagini, suoni e colori, legato alle esperienze artistiche perché l’arte è strettamente legata alla bellezza ed il nostro paesaggio è sicuramente più stimolante rispetto a un’aula.

E lo è nei discorsi e nelle parole perché gli obiettivi legati a questo campo non possono essere svincolati da esperienze significative e da un ambiente in cui viene privilegiato l’ascolto.

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Infine un’attenzione particolare è rivolta ai materiali, tutti gli arredi sono costruiti con materiali di recupero e non utilizziamo giocattoli di plastica preconfezionati ma “piccole cianfrusaglie senza brevetto” come sassi, pezzetti di legno, giochi di cartone, bambole di stoffa, tappi di sughero etc. Abbiamo fatto questa scelta per contrastare la tendenza all’usa e getta delle società occidentali e perché inostri materiali stimolano il bambino a usare la fantasia e l’immaginazione: se una macchinetta è una macchinetta e basta, un pezzo di legno puo’ diventare un violino, una bacchetta magica, una canna da pesca e molto altro ancora.

I risultati delle nostre ricerche e osservazioni sono oggetto di attenzioni di diverse istituzioni tra cui l’università. Il 31 marzo ci sarà un convegno internazionale che ruota proprio intorno agli argomenti sopra citati. Nei prossimi due mesi ci saranno altru appuntamenti nei quali ci presenteremo e in cui parleremo di educazione efficace (scheda a seguire).

comune.info

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