Davide e Golia. La miniera e le Ande

In effetti, le grandi lotte contadine raccontate dai meravigliosi libri di Manuel Scorza hanno, tra le altre, la straordinaria caratteristica di essere lotte senza tempo. Quella del Cavaliere Insonne comincia nel 1705, con il furto delle terre indigene, e si conclude solo 257 anni dopo, quando la comunità decide di lottare. Ci si stupisce fino a un certo punto, dunque, quando incontriamo vicende simili a quelle di Garabombo e Agapito Robles, tra le lagune delle Ande peruviane del secondo millennio. Solo che l’insaziabile sete dell’industria mineraria odierna non solo avvelena col cianuro l’acqua e la terra dei comuneros ma fa parte, a pieno titolo, di un complesso speculativo e finanziario molto attuale, l’estrattivismo sviluppista, che oggi domina il Sudamerica e diverse altre zone del pianeta. Una delle donne che gli resistono con maggiore tenacia è Máxima Acuña Atalaya, la Señora Chaupe. Avevamo raccontato la sua storia poco più di un anno fa, ora un processo farsa ha deciso che difendere la sua terra è una “usurpazione aggravata ai danni all’impresa mineraria Yanacocha”. Una sentenza di una gravità inaudita, contro una famiglia che la Corte interamericana dei diritti umani aveva invitato a proteggere e contro una donna che, nel reportage che avevamo pubblicato, senza esitazione alcuna diceva: “Sono una donna povera ma continuerò a lottare fino a che le squadre speciali non mi ammazzeranno”.

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di Aldo Zanchetta

Stamani ho ricevuto posta da Giovanni. Giovanni è un giovane cooperante che si trova in Perù da pochi mesi e nelle sue mail mi racconta alcune cose del paese, in particolare delle lotte sociali causate dallo scempio territoriale e del costo umano che comportano le attività minerarie, sparse un po’ ovunque nel paese. Ci conosciamo da poco. Giovanni ha letto, non so come, il mininotiziario. Gli è sembrato che ciò che scrivo sia aderente alla realtà che sta scoprendo. Così è nata un’amichevole e utile corrispondenza.

Leggo nella mail di stamani: “Sono stato a una riunione storica di incontro tra le ronde campesine[1] e le comunità native Awajun colpite dall’attività mineraria della compagnia Aguila dorada. L’incontro è stato convocato dai nativi per valutare eventuali strategie comuni per dar vita ad azioni in contrasto alla ‘minería’ dopo che tutte le porte dei ministeri di Lima si sono rivelate di gomma. Si è parlato anche dei compagni Ashaninka che alcuni conoscevano direttamente. Purtroppo i casi di conflitto sono innumerevoli solo in Perù e a noi giungono spesso solo i casi più esagerati o quando ci sono delle morti (vedi il sindaco o il ragazzo di 16 anni in Cusco). Si valuta che solo quest’anno i conflitti latenti o in corso siano 400, anche se i dati non sono certi. Un numero che fa rabbrividire. In questo caso gli Awajun di Cajamarca stanno incontrando pesci morti e questo gli basta per essere sul piede di guerra. Sono stanchi di aspettare le valutazioni sulla qualità dell’acqua che tardano sempre a giungere. Il governo non risponde e loro sono ‘costretti’ a reagire.

Uno dei 400 conflitti, certamente uno dei più duri, si sta svolgendo attorno ad alcune decine di lagune che formano una cabecera de cuenca nella zona di Celendin. Che significa questa espressione? Sulle Ande questo è il nome di una sorgente di acqua che espandendosi in superficie o sotto terra origina corsi d’acqua anche importanti. La laguna El Perol, al centro della contesa, assieme ad altre tre, secondo la Yanacocha, la società che gestirà la miniera, il cui nome è Conga, una quarantina invece secondo i comuneros, Per la Yanacocha due lagune saranno al centro degli scavi e altre due serviranno a raccogliere le acque ‘al cianuro’ e i materiali di risulta. Tutto sotto stretto controllo, assicurano…

Ho stilato in questi giorni la presentazione del libro di Hugo Blanco – uno dei leader storici delle lotte campesine in Perù – “Noialtri gli indigeni”, che sarà pubblicato in Italia a fine anno. Ne estraggo un brano:

“Qui a El Perol, attorno alle lagune, è in corso da alcuni anni un esasperato braccio di ferro che ha già avuto i suoi morti – fra i comuneros, naturalmente-: da un lato il governo peruviano e una potente compagnia mineraria, dall’altro la popolazione locale, consapevole delle conseguenze che questa miniera ‘a cielo aperto’, ultimo grido della tecnologia mineraria, comporta: l’uso del cianuro per strappare pochi grammi di oro e di argento da ogni tonnellata di roccia. 192 mila per la precisione, da frantumare ogni giorno per rendere redditizio un progetto del valore di oltre 5.5 miliardi di dollari.

Qualcuno dei lettori avrà certamente letto il bellissimo libro di Manuel Scorza, Rulli di tamburo per Rancas, che Hugo giustamente rammenta nel libro. Nel racconto di Scorza, era la Cerro de Pasco Corporation a seminare morte e disperazione. Una storia che si perpetua. Cambiate Cerro de Pasco Copper Corporation con Minera Yanacocha S.R.L., le regione di La Oroya con la regione di Celendin, il nome del presidente di allora con quelli dei presidenti Alan Garcia, Alejandro Toledo, Ollanta Humala, e il nome di Manuel Scorza con quello di Hugo Blanco, e sarete nella realtà di oggi, in una delle cattedrali della religione della modernità, lo “sviluppismo”. Cliccate sul web Minera Yanacocha e guardate”.

In molti villaggi del Perù i bambini nascono con i metalli pesanti nel sangue. A La Oroya, dove la Cerro de Pasco aveva la sua fonderia, ancora oggi i bambini nascono con il piombo nel sangue, e lo accumulano giorno per giorno fino ad averne, prima dei sei anni, fino a 10 microgrammi per decilitro di sangue, contro gli 0.010 stabiliti come limite massimo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Una lotta impari, quella che si sta svolgendo ormai da due anni attorno alle lagune:alcune migliaia di comuneros – alcune decine dei quali imprigionati e qualcuno ammazzato – contro un gigante dell’imprenditoria mondiale, dalle solide alleanze, la Newmont Mining Corporation, che la miniera Yanacocha, è associata con laCompañia de Minas Buenaventura e con la Corporación Financiera Internacional, membro nientedimeno che del Gruppo della Banca Mondiale. E con loro il governo, naturalmente.

A Celendin, capoluogo della provincia, dal 23 al 25 ottobre si svolgerà la Cumbre de los Pueblos (Vertice dei Popoli), in supporto alla lotta dei comuneros. Ci sarà naturalmente Hugo Blanco, che della lotta alla miniera è il portabandiera, nonostante i suoi quasi 80 anni, e ci sarà Raúl Zibechi, che i lettori di Comune-infoben conoscono. Poi ci saranno molti altri ancora.

Giovanni sta collaborando alla preparazione della Cumbre e termina la sua mail così: “Ti allego anche un brano che ho scritto un mese fa su Maxima Chaupe, una compagna che è diventata simbolo della lotta contro la grande ‘minería’. E’ un brano volto a avvicinare alla sua vicenda. Naturalmente anche lei sarà presente allaCumbre”.

Lupus in fabula, Maxima Chaupe. I lettori di Comune-info già conoscono la ‘señora Chaupe’ e possono rinfrescare il ricordo leggendo sul sito il racconto La donna invisibile del Perù. Vi si legge: “Una casa solitaria si erge su queste alture della comunità. Si chiama Tragadero Grande, e appartiene alla famiglia Chaupe. È l’ultima casa del luogo. Il sole, che è di una brillantezza sfavillante, sta per nascondersi dietro l’enorme cordigliera che incornicia la laguna Azul. I suoi raggi rimbalzano appena sopra l’acqua e la nebbia che ci avvolge è un basso fumo strisciante. In questa piccola foresta di pietre incontriamo Máxima Acuña Atalaya, la donna simbolo della resistenza cajamarquina. Máxima Acuña è sarta, ha 42 annied è originaria del casale di Marcucho, distretto di Sorochuco – Celendín. Ha l’espressione dura ma un sorriso amabile, in casa la accompagnano i suoi quattro figli e il marito, l’agricoltore comunero Jaime Chaupe Lozano; è conosciuta in varie parti del mondo come la Señora Chaupe, semplicemente”.

La famiglia Chaupe, come si legge in quel racconto, è proprietaria della casa e del terreno, ma la Yanacocha dice di no, avendo comprato la strada che porta alla miniera (la vicenda ne ricorda una analoga con Benetton in Patagonia, ricordate?). Ne è nato un caso giudiziario lungo e complesso, con fasi alterne, finché il 5 agosto il tribunale penale di Celendin ha condannato a 2 anni e 8 mesi di prigione, con sospensione della pena, Jaime Chaupe, Máxima Acuña, Elías Chávez e Isidora Chaupe, colpevoli di “delitto di usurpazione aggravata ai danni all’impresa mineraria Yanacocha”. A questo si aggiunge una multa di 5.500 soles (circa 2mila dollari) oltre alle spese processuali.

La documentazione che la Yanacocha ha presentato, secondo la difesa, è inconsistente (comprare la strada non significa diventare proprietari dei terreni adiacenti). Gli avvocati della difesa hanno contro-presentato il contratto di acquisto del 1994 da parte dei Chaupe. Inutilmente. La famiglia Chaupe aveva ricevuto in passato gravi minacce ed era ricorsa alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani che nel maggio scorso ha invitato il governo peruviano a prendere adeguate misure di protezione sia della famiglia come di altri 46 leader, uomini e donne, delle rondas campesinas. Con quale effetto?

Adesso i Chaupe, sostenuti dai vari comitati di resistenza alla miniera, tenteranno il ricorso alla Corte Suprema, attorno a loro si sta tessendo una rete di solidarietà internazionale. Una battaglia molto importante, da vincere.

[1] Rondas campesinas è il nome delle organizzazioni comunali di difesa sorte in maniera autonoma proprio in questa zona negli anni ’70 e poi estesesi nel paese, a causa della mancanza di protezione da parte delle istituzioni.

 

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